La parola

PRUDENZA

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La parola della settimana

La prima fase dell’epidemia, la sua corsa senza freni sembra attenuarsi, i dati sanitari, ospedalieri e quelli relativi ai decessi, la vera tragedia di questa drammatica condizione, sembrano rallentare e le ormai famose curve statistiche segnano passi indietro, i reparti dei nosocomi in terapia intensiva hanno sempre più posti disponibili, tuttavia da più parti si invita a non abbassare la guardia. E’ troppo presto si sente dire da parte degli scienziati, degli esperti, degli epidemiologi. La ricerca fa passi avanti ogni giorno ma la strada per arrivare a cure efficaci e specifiche è ancora lunga e non priva di ostacoli.

Ecco perché la parola che sembra prevalere anche nelle decisioni mediche e politiche è la prudenza per non consentire al virus di potersi di nuovo diffondere senza ostacoli in quella che viene indicata come la seconda ondata in certo senso più temuta della prima per la capacità del virus di mutare ed evolvere nel tempo.

Il vocabolo viene dal latino ed indica l’atteggiamento cauto ed equilibrato di chi, intuendo la presenza di un pericolo o prevedendo le conseguenze dei suoi atti, si comporta in modo da non correre inutili rischi e da evitare a sé e ad altri qualsiasi possibile danno. Con prudenza si agisce, la prudenza si può usare, si può consigliare. Ancora il comune senso delle cose dice che essa non è mai troppa; che il timore la consiglia o la induce. Prudenza si raccomanda o con questo atteggiamento si affrontano questioni delicate o rischiose. 

La prudenza è anche caratteristica della vecchia segnaletica stradale, con cartello che invitava i conducenti di autoveicoli ad usare cautela nella marcia: consisteva in un triangolo bianco bordato di rosso, con una riga nera verticale, obbligatoriamente provvisto di un pannello con l’indicazione del motivo di invito alla prudenza; tale segnale è ancora presente con la sostituzione rispetto alla riga nera verticale di un punto esclamativo . L’indicazione ora non consiglia prudenza ma indica il pericolo. Nella teologia cattolica, una delle quattro virtù cardinali, cioè la virtù capace di dirigere l’intelletto nelle singole attività in modo da discernere ciò che è giusto e che conduce al fine ultimo dell’uomo.

In questa accezione, secondo il dizionario, il concetto morale della prudenza corrisponde a quello greco della ϕρόνησις (fronesis) che, considerata già da Platone la virtù propria dei capi della polis, fu definita da Aristotele come il retto discernimento intorno al bene e al male.

Si qui la riflessione sul termine. Parlare di prudenza peraltro inerisce complessivamente l’agire sociale e la complessità delle relazioni. E nella stagione del virus e anche e soprattutto nel dopo potrebbe essere la cifra di interpretazione del futuro prossimo. Quello nel quale ogni nostra azione, ogni comportamento sociale, ogni relazione con gli altri dovrà necessariamente basarsi su atteggiamenti prudenti, sull’ adozione di prudenti strumenti di prevenzione, dai dispositivi come guanti e mascherine sino al distanziamento sociale.

E prudenza è anche il motivo conduttore del governo e delle autorità centrali e locali nei confronti delle disposizioni per affrontare la pandemia. Dopo la lunga prima fase di quarantena nazionale ora la necessità di riavviare il Paese sta creando le condizioni per un allentamento progressivo delle misure cogenti di chiusura. Le variabili in gioco però rimangono troppe e altrettanti sono i rischi di un’interpretazione troppo flessibile delle nuove misure in quella fase due che si sta aprendo in questi giorni e che in vario modo ci accompagnerà nei prossimi mesi e verso un’estate che sarà certamente tra le più strane di sempre e un autunno che potrebbe riproporre nuovamente un alto rischio pandemico.

Da non sottovalutare anche il complessivo sistema dei diritti che la quarantena ha compresso e che continuerà a condizionare sino al superamento della pandemia o della sua fase più stringente. Una fase questa che rappresenta anche un passaggio estremamente delicato per la convivenza nazionale e per l’esercizio dei diritti garantiti dalla Costituzione e la cui compressione per ragioni sanitarie non può travalicare il segno. Altrimenti il prezzo potrebbe essere più alto di quello pagato nella lotta al virus.

Ed è prudente, allora, che sia il Parlamento, il luogo elettivo della rappresentanza e della sovranità del popolo ad affrontare in pieno l’intera complessità della situazione, superando con l’emergenza anche questa fase a suo modo notarile di gestione di una vicenda epocale e dopo la quale tutto sarà cambiato. Il Paese deve ripartire e deve poter espandere appieno le sue potenzialità economiche e produttive in un quadro certo di risorse e di procedure. Il quadro finanziario che l’Unione Europea garantirà deve poter essere gestito in un quadro politico equilibrato dove ogni attore deve fare la sua parte. Una situazione che attualmente appare fortemente sbilanciata verso il potere esecutivo. Una fase che non deve protrarsi all’infinito senza distorcere lo stesso tessuto democratico!

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