Cronaca

Intrecci inestricabili e dannosi

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Le scelte cruciali per il dopo pandemia e gli scenari della politica in fibrillazione

Il passare dei giorni che contraddistinguono la fase due, quella dell’uscita dalle misure più strette del lockdown non significa o meglio non dovrebbe significare il “liberi tutti” che ognuno sente aleggiare dentro di sé! Eppure quel che ci accade intorno, dalla politica alla vita sociale, passando per l’economia ed ogni altro significativo aspetto, invia segnali altamente contraddittori.

I numeri dell’epidemia sono stabili anche se in discesa e ogni giorno fa storia a sé con la netta sensazione che un disordinato rompete le righe potrebbe provocare un nuovo disastro. Le strade sono piene di gente, i locali pubblici presi d’assalto ancorché con mascherine e distanza di sicurezza, le auto tornano a occupare ogni angolo in molteplici file spesso in prossimità dei luoghi pubblici dove si sta in fila. Forte è l’impressione di una condizione psicologica irrisolta e che si spera nella regressione del virus, possa segnare qualche punto a favore dell’agognata normalità. Siamo tutti al cospetto di questa nuovo passaggio e con esso ci misuriamo passo passo.

Dove le contraddizioni appaiono però dirompenti e foriere di ulteriori confusioni, è come sempre in questo paese la politica, specchio distorto delle peggiori caratteristiche nazionali e che ormai ha abdicato al ruolo di guida. Nella sospensione sostanziale del dibattito parlamentare sulle vie da intraprendere per la ripresa urgente, mentre il conducator che siede a Palazzo Chigi descrive il lavoro del governo, il diuturno impegno a difesa dei nostri interessi (non formuliamo perplessità per carità di patria), il confronto politico si fa eccentrico e sembra rappresentare un paese parallelo incurante della pandemia dove riappaiono i vizi di sempre e le poche virtù.

Mentre si chiudevano queste riflessioni è arrivata la notizia del Senato che ha visto respinte le mozioni di sfiducia al ministro della giustizia, dando un po’ di fiato ulteriore al governo che per ora può restare al suo posto. Ma, sino a quando, è dettaglio tecnico per così dire. Quel che preoccupa è che quanto accaduto in questo ambito e quel che sta succedendo in molti altri aspetti non secondari, ci rimanda un mondo politico che sta letteralmente andando nel pallone, scambiando fischi per fiaschi. Gravissime le accuse al guardasigilli sulla scarcerazione dei mafiosi, scolastiche le risposte del suddetto che ha accusato le leggi precedenti e lodato le mirabolanti azioni che ogni giorno intraprende per il futuro del sistema.

Ma, il problema – come sovente si sente dire – è un altro. Sempre così in questo paese. Qualsiasi problema, qualsiasi nodo da sciogliere, qualsiasi scelta deve fare i conti con una molteplicità indistinta di questioni per le quali è sempre opportuno porsi in un’altra prospettiva e sottolineare: si, va be’ …. ma il problema è un altro!

Così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno tutto cambia perché nulla in sostanza muti. Il paese ha bisogno di risorse, di uso saggio ma determinato di tutte quelle disponibili. I cittadini italiani non sono sudditi da tranquillizzare con “panem et circenses”. Sarebbe opportuno smetterla di usare espressioni come “mettere i soldi nelle tasche”, “mettere i soldi sul piatto” e così via. Certo elargire non aiuti ma sostegni di emergenza è buona cosa ma da sola non serve a nulla. Si deve riavviare il sistema, rimettere in moto tutte le strutture, le risorse, i mezzi perché il lavoro non si perda, la produzione riparta, si abbia la sensazione doverosa di partecipare ad uno sforzo di ricostruzione di noi stessi e del paese. Un paese i cui ritardi e le cui difficoltà sono frutto proprio del ragionamento del: sì, ma il problema è un altro. Nessuno che parli chiaro dicendo, il problema è questo e le soluzioni sono queste. Il sospetto è che forse il gattopardo alberghi sempre tra noi, che al governo ci siano conservatori, progressisti, o “nientisti” come i sostenitori della decrescita felice e che più infelice non potrebbe essere nelle condizioni in cui ci troviamo. 

Abbiamo sottolineato gli intrecci inestricabili – vero ossimoro – che caratterizzano la nostra quotidianità politica e tuttavia il vero dramma sono i danni che tutto questo ha provocato, provoca e provocherà nel futuro dell’intera collettività nazionale. E’ abbastanza straniante vedere come le prospettive politiche di fondo, quelle che dopo la pandemia potrebbero tornare in auge, stiano già condizionando il presente. Pensando ad un prossimo voto e ai possibili riequilibri tra le forze politiche, tutti nessuno escluso stanno pensando a come posizionarsi per questo dopo, a lottare per prevalere sugli avversari, a come rovesciare la situazione attuale o a mutarla in modo incisivo.

Nessuno, però, che si occupi realmente di quale strada far imboccare all’Italia che deve uscire dalla pandemia e dalle sue drammatiche conseguenze economiche. E’ come se avessimo a che fare con due paesi. Quello delle persone che devono lavorare, ritrovare il loro lavoro, immaginarsi un nuovo lavoro, immaginare un paese diverso e più moderno, fatto di maggiori certezze e minori zone d’ombra. Quello di chi gestisce i passaggi cruciali, il governo con le sue contraddizioni e spaccature e la gestione di una massa imponente  di risorse mai apparse a nessun esecutivo dal dopoguerra e che lavora dirigisticamente come se il Parlamento e la sovranità popolare possano aspettare. Quello della politica che continua senza sosta il gioco dei posizionamenti, delle presunte responsabilità, degli equilibri del dopo che deve sempre venire. E intanto si consumano scontri anche personali, vendette, ripicche, si disegnano i board delle società a prevalenza statale, si pensa come condizionare l’imprenditoria privata in una sorta di nuovo orizzonte statalista.

E il paese, diretto – non governato – da comitati scientifici, commissioni pletoriche dove si inseriscono anche più donne – giusto e sacrosanto – ma soltanto dopo che qualcuno ha fatto notare la loro condizione di minoranza numerica ed altre drammatiche amenità di questo genere, sta lì …. a guardare! Ecco perché scogliere questi intrecci inestricabili e dannosi è quanto mai urgente, ma solo dopo che l’Italia abbia cominciato la strada del ripresa, del ritorno alla normalità e non quella del ritorno al passato!

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