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Ebola: si fa sul serio

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Ebola Signs and Symptoms. Fonte: http://www.cdc.gov/vhf/ebola/Con colpevole ritardo, il soccorso medico internazionale, si è finalmente mosso per fronteggiare la diffusione dell’epidemia di Ebola. Ci sono voluti i primi casi in occidente, per scuotere l’impasse che aveva relegato la malattia ad un fenomeno esclusivamente africano.

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Con colpevole ritardo, il soccorso medico internazionale, si è finalmente mosso per fronteggiare la diffusione dell’epidemia di Ebola. Ci sono voluti i primi casi in occidente, per scuotere l’impasse che aveva relegato la malattia ad un fenomeno esclusivamente africano.
Uno sforzo che sta coinvolgendo le principali strutture epidemiologiche di Stati Uniti ed Unione Europea, che hanno inviato nei tre paesi maggiormente colpiti dal virus: Liberia, Sierra Leone e Guinea, strutture ed esperti in grado di predisporre cure e servizi per la popolazione. L’imperativo assoluto del personale sanitario è quello di circoscrivere e se possibile contenere la malattia, nelle zone dell’Africa da dove il virus si è propagato.
Si tratta dei cosiddetti focolai infettivi, nuclei di persone, spesso appartenenti alla stessa famiglia, che hanno poi trasmesso il contagio al resto della popolazione. Per ora i numeri diffusi dall’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, parlano di circa 4500 persone decedute a causa del virus, mentre il numero dei contagiati di aggirerebbe intorno ai 9000 casi.
Il picco del contagio si dovrebbe verificare a dicembre quando gli esperti stimano che l’epidemia coinvolgerà oltre 10000 persone. Ritornando agli sforzi messi in atto dai vari paesi per gestire il momento critico della malattia, spicca il contributo offerto da Cuba che ha già inviato sul campo 62 dottori e oltre 100 infermieri, inoltre l’ex Presidente Fidel Castro ha annunciato la partenza da Cuba di altri 300 specialisti. Un concreto atto di solidarietà, a cui ci ha abituato da sempre l’isola caraibica quando si tratta di gestire emergenze sanitarie.
Un impegno che stona con l’esiguo sforzo messo in atto da altre nazioni con mezzi a disposizione di gran lunga maggiori. Nella classifica redatta dal quotidiano inglese “The Indipendent”, riguardo all’ammontare delle donazioni economiche, effettuate concretamente dai rispettivi paesi e dalle organizzazioni internazionali per fronteggiare l’epidemia di Ebola in Africa, al primo posto ci sono gli Stati Uniti seguiti dalla Banca Mondiale, mentre colossi come la Cina o l’India hanno donato insieme la misera somma di 27 milioni di sterline. Decisamente poco per paesi con oltre un miliardo di abitanti che aspirano a rivestire un ruolo di primo piano nella leadership globale.

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::autore_::di Diego Grazioli::/autore_:: ::cck::173::/cck::

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