Esteri

Je suis Charlie, je suis Ahmed, je suis David

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Il corteo dell'11 gennaio a Parigi. Foto: Yann Caradec from Paris, FranceLa più grande manifestazione in Francia dalla fine della seconda guerra mondiale. Quattro milioni di persone sono scese nelle strade e nelle piazze del paese per rispondere alla sfida lanciata dai terroristi islamici responsabili dei massacri di Parigi.

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La più grande manifestazione in Francia dalla fine della seconda guerra mondiale. Quattro milioni di persone sono scese nelle strade e nelle piazze del paese per rispondere alla sfida lanciata dai terroristi islamici responsabili dei massacri di Parigi.
Una marea umana senza vessilli di parte, unita a difesa dei valori che hanno fatto la storia della Francia e dell’Europa: libertà di pensiero, libertà di ridere, libertà di professare la propria religione o il proprio laicismo. Una sfida all’intolleranza di coloro che in nome di una fede hanno sterminato buona parte dei redattori del settimanale satirico Charlie Hebdo e gli avventori del supermercato kosher a Porte de Vincennes.
Azioni commesse da giovani francesi, che hanno trovato nel fondamentalismo islamico la strada per rispondere al proprio disagio sociale, maturato nelle periferie parigine, da troppo tempo polveriere di rabbia e di rancore. Un serbatoio di potenziale eversione a cui, predicatori senza scrupoli, attingono per lanciare la propria sfida al modello di integrazione francese ed europea. Per questo la strage di Parigi ha scioccato le coscienze di così tanti cittadini, che per la prima volta nella loro vita hanno sentito l’odore della morte nel cortile di casa.
Impressionante la parata di Capi di Stato che hanno voluto prendere parte alla grande marcia repubblicana. Un atto simbolico, che ha visto avanzare insieme il Premier israeliano Netanyahu ed il leader palestinese Abu Mazen, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Re di Giordania Abdallah, il Presidente del Mali Boubacar Keita ed il Premier turco Davutoglu, uniti in un grande abbraccio che non si vedeva da tempo sotto il cielo di Parigi.
Ma il vero protagonista, tra leader mondiali, convenuti nella ville lumiere in questa domenica di gennaio, è stato il padrone di casa, il Presidente francese François Hollande. L’inquilino dell’Eliseo, subissato di critiche per buona parte della durata del suo mandato, ha saputo gestire con coraggio e determinazione lo spaventoso week-end di terrore consegnato dai jihadisti al popolo di Parigi. Hollande, quando era ancora in corso la caccia all’uomo ai fratelli Kouachi e l’assedio al negozio di prodotti ebraici, ha chiamato a raccolta la popolazione, conscio che l’unica risposta possibile a chi voleva seminare la paura, era una grande prova di unità e di orgoglio. E così è stato. Je suis Charlie, je suis Ahmed, je suis David, hanno scandito milioni di persone, innalzando al cielo le matite diventate simbolo di un’Europa pronta ad affermare i propri valori, rispondendo unita ai folli che ci vogliono consegnare ad un’era di oscurantismo e di terrore.

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::autore_::di Diego Grazioli::/autore_:: ::cck::359::/cck::

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