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Arroccato a 1452 metri di altezza, Castelluccio di Norcia sembra vivere fuori dal tempo. E’ raggiungibile solo con mezzi propri poiché non vi arrivano corriere né tantomeno treni.
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Arroccato a 1452 metri di altezza, Castelluccio di Norcia sembra vivere fuori dal tempo. E’ raggiungibile solo con mezzi propri poiché non vi arrivano corriere né tantomeno treni. E’ percorribile solo a piedi poiché i suoi stretti e ripidi vicoli non consentono alle auto di penetrarvi. Non esistono scuole, né farmacia e nemmeno uffici comunali.
Soltanto, nel ventre più intimo del paese, un piccolo ufficio di proprietà del Parco Nazionale, offre qualche informazione sul territorio. Ci accoglie sorridente Paola che si mette subito a nostra disposizione. “Capisco che sia faticoso arrivare fin qui, ma è l’unica stanza grande che consente il paese.
E’ una piccola chiesa sconsacrata che ci permette di fare anche delle riunioni” – ci dice subito la giovane, intuendo il nostro leggero disappunto per l’ubicazione non troppo felice della location – “Io amo tanto questo paese e mi dispiace che molti giovani siano andati via ed altri siano in procinto di farlo. Qui la natura ti concilia con la vita. “Sapete” – aggiunge orgogliosa – “l’altro giorno un lupo mi ha attraversato la strada. Era alto così, di sicuro era un capobranco. Poi questa terra è ricca di storie. Si dice che in un antro della montagna vivesse la Sibilla e in altre grotte soggiornassero spiriti maligni. Addirittura anticamente gli abitanti, per tenere lontano la gente dal diavolo, costruirono un muro davanti ad una grotta, per impedirne l’accesso.
Io però ai miei bambini parlo solo delle fate buone che si aggirano in questi boschi”.
Paola è felice di vivere in questo mondo fantastico, anche se aspro e selvaggio che poco ha da dare ai suoi abitanti. Però affacciandosi dalle terrazze che separano un’abitazione dall’altra, non si può non essere d’accordo con il grande Michelangelo Antonioni che definì questo luogo “il piccolo Tibet”. “Il paese dell’eterna primavera” aggiungerei io vedendo le vallate sottostanti in questa stagione. Infatti i colori delle circa 1900 specie floristiche che qui si trovano, conferiscono al panorama una magia unica al mondo. Lunghe strisce di fiori gialli (colza) separano quelle di fiori rossi dai fiordalisi azzurri, mentre i boccioli di fiori bianchi delle lenticchie, si aprono timidamente al sole di giugno.
Boschi di faggi e querce ammantano le pendici dei Monti Sibillini che fanno da corona a queste variopinte praterie, mentre ancora, lungo i canaloni delle creste più elevate, i ghiacciai stentano a sciogliersi per lasciare il posto ad impervie pareti rocciose. L’unica piazzetta di Castelluccio è disseminata di piccole osterie e negozietti che offrono prodotti locali: lenticchie, ceci bianchi, ceci neri, cannellini, salumi e formaggi, soprattutto pecorini.
Un piccolo appunto devo indirizzare a Giovanni che ci ha ristorato con un pranzo a mezzogiorno: non si offrono fagioli in scatola e affettati un po’ rinsecchiti al cliente-turista, perché questo è forse il più grande sostegno dell’economia locale e va rispettato con l’accoglienza che merita un “vero finanziatore!”.
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::autore_::di Luisanna Tuti::/autore_:: ::cck::675::/cck::
