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La siccità del Po colpisce il Nord Italia

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L’altro giorno ho parlato al telefono con un amico di Rovigo, mi raccontava, quasi con le lacrime, cosa stava succedendo nella sua terra della Bassa: il Po, la linfa vitale di intere regioni del nord, stava morendo a causa della siccità.
Ci sono punti che potresti attraversare tranquillamente a piedi qui a Rovigo – mi diceva – o all’Isola Bianca nel ferrarese. L’acqua arriva a malapena a 60 centimetri, sai, proprio dove transitano d’inverno le grandi barche o le navi che portano i turisti“.
Lui, figlio di contadini, sente il dolore e la preoccupazione per un raccolto che rischia di andare perduto, il lavoro di un intero anno, a causa della siccità.
Le campagne bruciano, non crescono né il mais né l’erba per i bovini, interi filari di vigneti si stanno seccando, per non parlare delle varie attività dell’indotto.
Alla mia domanda sul perché i consorzi non fanno affluire più acqua dai bacini idrici, la risposta è stata disarmante: “Se tutti gli impianti con le idrovore fossero in azione dai vari consorzi, in pochissimi giorni il Po sarebbe prosciugato. La loro capacità di prelievo è di 1.500 metri cubi al secondo, ma il fiume oggi ha solo una portata di appena 400 metri cubi“.Dopo la telefonata ho guardato i dati sui siti specializzati che hanno confermato, purtroppo, le paure del mio amico.
Tutti i principali fiumi del Nord Italia stanno a livelli di portate idriche preoccupanti, al di sotto delle medie storiche stagionali.
Il livello del Po, registrato il giorno 20 luglio scorso, si attesta al di sotto dello zero idrometrico di 3,29 metri alla confluenza con il Ticino, al Ponte della Becca, e di ben 7,32 metri a Cremona, peggio furono i 7,86 metri del 21 luglio 2006.
Sempre a Cremona la portata attuale è di soli 430 m3/sec esattamente la metà delle medie mensili e potremmo continuare per tanti altri centri colpiti dal fenomeno.
A questo va aggiunto che le precipitazioni alpine sono state scarsissime durante tutto l’inverno e i laghi non eccedono certo per scorte d’acqua, così gli affluenti di sinistra del Po sono in una preoccupante secca.
Come se tutto questo non bastasse, a rendere la situazione difficile sarà quando fra poco dovranno essere avviati gli impianti idrovori per irrigare i campi e, se non pioverà in tempi brevi, dovranno assorbire acqua dal grande fiume riempiendo così i canali, con l’irrigazione forzata.
A quel punto calerà almeno di mezzo metro il livello del Po con tutto ciò che questo comporterà per la vita economica e sociale per il nostro Nord.
Non ci resta che guardare con il naso all’insù nella speranza di vedere qualche nuvola, nonostante le previsioni dei nostri esperti meteorologi.

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::autore_::di Rosario Vitti::/autore_:: ::cck::712::/cck::

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