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Oggi, c’è Wordsmith Beta

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Mentre scrivo questo articolo confesso la mia paura di professionista, il lavoro di giornalista è ormai alle ultime battute, c’è chi lo sta per sostituire in maniera definitiva: il robot.

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Mentre scrivo questo articolo confesso la mia paura di professionista, il lavoro di giornalista è ormai alle ultime battute, c’è chi lo sta per sostituire in maniera definitiva: il robot. Si, sembra fantascienza come quella scritta dal grande Isaac Asimov nel suo libro capolavoro “Io, Robot”, purtroppo se quando uscì il libro si poteva pensare ad un futuro solo da fantascienza ora tutto questo si sta realizzando ed anche in tempi assai veloci.
Ultimamente Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft insieme a Bill Gates, ha impiegato una forte somma di dollari per dare origine ad un robot dal “cervello” eccezionale, tanto da poter passare addirittura un esame di maturità classica ed anche con una discreta media. Un vero sogno per qualsiasi studente.
Adesso, e torno all’inizio di questo articolo, la paura è per chi come noi giornalisti ha ogni giorno a che fare con la scrittura e già vedo file interminabili di cronisti disoccupati farsi raccomandare niente meno che da un robot.
Ma sarà vero oppure è la solita bufala che gira da anni nell’ambiente tanto per terrorizzare?
Purtroppo no, è tutto vero e si chiama Wordsmith Beta.
È un software lanciato in questi giorni dalla Automated Insights una versione aperta al pubblico del software che produce automaticamente articoli scritti con la possibilità di personalizzarli, inserendo soltanto dei dati.
Questa tecnologia non è una novità, risale allo scorso anno ed è utilizzata da testate giornalistiche come Associated Press e da Yahoo per produrre report finanziari o articoli di sport, anche se le applicazioni di questa tecnologia, in un prossimo futuro, sono realmente infinite.
Attraverso l’analisi dei dati, caricati dall’utente sul sito, il software sviluppa un resoconto dettagliato o un articolo completo e, successivamente può personalizzare il testo. Attualmente è solamente un test, ma la versione definitiva del sito verrà lanciata il prossimo gennaio e sarà completamente libera, in altre parole senza richiesta di accesso.
Per dare un esempio, in un solo trimestre Associated Press ha generato con questo software più di 3000 report finanziari e negli ultimi due anni, Wordsmith ha prodotto più contenuti di qualsiasi agenzia al mondo.
Con queste potenzialità è il panico tra noi giornalisti; solo nel 2014, questo sistema ha prodotto oltre un miliardo di articoli utilizzando poco meno di cinquanta dipendenti senza che si possa notare una decisiva differenza, a detta degli esperti, tra articoli “robotici” e quelli giornalistici.
Possiamo affermare che si delinea la fine del lavoro giornalistico come lo è stato per tanti lavori soppiantati dalla tecnologia?
Forse, ancora per qualche tempo ciò è impossibile. I report su cui può lavorare al momento questa tecnologia è molto limitata, ha bisogno di dati su cui lavorare, ogni elaborazione di fantasia, di retorica, di taglio originale al testo per ora è escluso: il robot non è in grado di pensare o, per meglio dire, non può uscire dagli schemi prefissati.
Per creare testi di qualità il software dovrebbe avere un alto grado di personalizzazione che ancora, per fortuna, non può ignorare l’apporto umano.
Ma non facciamoci illusioni, può essere che il prossimo anno ciò che leggete in realtà è scritto da un software e il lettore non se ne accorgerà neanche, ma se ne accorgerà il cronista disoccupato.

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::autore_::di Fabrizio Cerami::/autore_:: ::cck::855::/cck::

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