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Dall’inferno radioattivo di Chernobyl sorgerà una centrale solare. Il governo ucraino, sostenuto da un miliardo di dollari della Cina, prevede l’installazione di pannelli solare su un’area di 2.500 ettari.
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Il nuovo anno, che si è appena affacciato, continua a dimostrare instancabili cambiamenti geopolitici sul fronte energetico. La chiusura di 21 (su 58) di reattori nucleari in Francia, per controlli, ha causato il conseguente aumento dell’importazione energetica verso i confini francesi dai paesi confinanti. Oltre i rincari in bolletta per le nostre utenze, lo stop nucleare francese ha costretto l’Italia, con prevedibili polemiche politiche, alla riapertura della centrale a carbone di Genova, chiusa ufficialmente nell’agosto del 2016. Il colosso industriale genovese del ’52 continuerà a sbuffare fumo bianco per l’occasione. Mentre l’Italia si appresta a questo parziale ritorno al nero del carbone; il suo principale gestore di gas, l’ENI, vende il 30% del giacimento petrolifero egiziano di Zohr alla Rosneft: la più grande compagnia petrolifera del governo russo.
Se da un lato la paradossale staffetta nucleare-carbone, e l’incontrollata crescita dell’impero energetico russo, dimostrano una serie di involuzioni energetiche; un barlume solare emerge proprio dalla città fantasma dell’energia: Chernobyl.
Dall’inferno radioattivo della città ex sovietica, da una zona ancora oggi off limits, sorgerà una centrale solare. Confermato dal ministro dell’energia di Kiev Ostap Semerak, il governo ucraino prevede l’installazione di pannelli solare su un’area di 2.500 ettari, a dieci chilometri dal punto in cui avvenne il disastro. L’impianto green di Chernobyl svilupperà una capacità di 1.500 gigawatt di energia pulita all’anno. Due imprese cinesi, Golden Concord Holding (Glc) e China State Construction Engineering Corporation (Cscec), già presenti nell’area, sono pronte a investire l’equivalente di 1 miliardo di dollari nel progetto solare di Chernobyl. L’intesa tra Pechino e Kiev, secondo i loro promotori, ha lo scopo di portare notevoli benefici sociali ed economici e di rinnovare con energia verde e rinnovabile l’area danneggiata dal disastro; per poi ricostruire una comunità per la popolazione locale.
L’incidente del 26 Aprile del 1986 nell’unità 4 della centrale di Chernobyl, il più grave della storia, fu causato in occasione di una prova del sistema elettrico della centrale per garantire il passaggio dal funzionamento normale (alimentazione elettrica esterna) a un regime di circolazione naturale dell’acqua con reattore spento. Dopo trent’anni ancora non è quantificabile il male del disastro nucleare: nello scoppio morirono 65 persone mentre un rapporto ONU stima almeno 4mila casi di tumore alla tiroide registrati nell’area di Chernobyl negli anni successivi al disastro. Il livello di radioattività della città è ancora altissimo.
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::autore_::di Giovanni Capozzolo::/autore_:: ::cck::1802::/cck::
