Economia

Euro a due velocità

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Merkel e Draghi. Montaggio redazionale
Scenari di euro a due velocità smentiti da Merkel e Draghi, contrari a minacce all’unità monetaria, presupposto fondamentale per l’unità europea. Parlarne è una minaccia. Ma è il vantaggio competitivo di Germania e Olanda che minaccia l’unità monetaria.

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Saldi commerciali di Olanda e Germania

Nell’attuale momento di crisi, con la spada di Damocle di procedure d’infrazione del deficit e le conseguenti manovre correttive da 3,5 miliardi, si riaffacciano alla cronaca voci di ipotetici cambiamenti, con scenari di euro a due velocità per preservare e mettere in saldo il faticoso cammino dell’Unione Europea.
La secca smentita da parte della cancelliera Merkel, alle prese con le prossime elezioni in posizione di svantaggio a detta degli ultimi sondaggi, è stata rafforzata dal governatore della BCE Mario Draghi, che ha ribadito la centralità dell’unità monetaria e dell’euro quale presupposto fondamentale per l’unità europea.
L’idea di un doppio euro, uno per i paesi del Nord e uno per i paesi del Sud, era già circolata in passato, ma andrebbe incontro ad una serie di problematiche difficilmente risolvibili.
I cittadini del sud sarebbero incentivati, nell’imminenza della divisione, a esportare capitali al nord per preservare valore e potere di acquisto, con la conseguente ricaduta sul sistema bancario di tutti i paesi del sud.
L’eventuale correttivo di limitare il movimento di capitali si scontrerebbe con l’applicazione del libero scambio e del mercato unico, presupposto e cardine di tutta la costruzione europea.
Gli stessi paesi del sud avrebbero difficoltà a risolvere le stesse problematiche che l’euro a 19 incontra quotidianamente a causa delle differenti economie che compongono le varie aree e paesi, non trascurando la chiusura temporanea delle posizioni creditorie e debitorie del blocco nord nei confronti del blocco sud.
Le “aree valutarie ottimali”, studiate dal premio Nobel del 1961, l’economista Robert Mundell, presentano elevati costi di adesione e la rinuncia ad una propria politica monetaria.
Senza la possibilità e la flessibilità di variare il cambio, gli aggiustamenti macro economici si abbattono inevitabilmente su salari e occupazione.
Secondo l’economista Stigliz, l’euro è nato debole, la sua architettura sbagliata all’origine e le politiche economiche volte all’austerità hanno di fatto peggiorato la situazione.
Anche il dollaro, negli Usa, inizialmente era stato causa di tensioni e guerre civili; solo dopo l’introduzione di meccanismi di redistribuzione tra aree ricche e aree meno prospere si sono ottenuti i risultati sperati che oggi vediamo in una federazione di Stati.
Le soluzioni dovrebbero trovarsi nella politica e nella volontà, da parte dei paesi più ricchi che stanno beneficiando della moneta unica, di rafforzare strumenti di politica economica a supporto dei paesi in deficit.
Se si osservano i dati dei saldi commerciali di Olanda e Germania (vedi tabella) si assiste al continuo sforamento della soglia del 6% rispetto al Pil, senza che ci sia mai stata nessuna infrazione o procedura.
L’imponente surplus commerciale è di fatto realizzato per gran parte all’interno dell’ area euro e difficilmente Germania e Olanda rinuncerebbero in modo spontaneo al vantaggio competitivo che l’euro garantisce loro, a meno di soluzioni drastiche e dolorose.
D’altronde, il mercantilismo si nutre dell’incremento della propria produzione, a discapito dei redditi altrui (esportazioni), attraverso tutte le varie forme di sussidi alle imprese nazionali e abbattimenti salariali (riforma Hartz).
In attesa di un cambiamento che aiuti a superare l’empasse, venti di Brexit, Trump e Le Pen aleggiano su Berlino.

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::autore_::di Gianluca Di Russo::/autore_:: ::cck::1842::/cck::

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