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Il referendum contro il Presidente Nicolas Maduro, indetto unilateralmente dall’opposizione antigovernativa, ha mandato un segnale forte destinato ad acuire la crisi che da mesi scuote il Venezuela.
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Il referendum contro il Presidente Nicolas Maduro, indetto unilateralmente dall’opposizione antigovernativa, ha mandato un segnale forte destinato ad acuire la crisi che da mesi scuote il Venezuela.
I votanti sono stati oltre sette milioni, un quinto della popolazione del paese sudamericano, con una percentuale di NO alla riforma Costituzionale proposta dal governo che si aggira intorno al 98% delle schede scrutinate. La consultazione popolare non ufficiale ha rappresentato l’ennesimo guanto di sfida che l’opposizione democratica ha lanciato nei confronti del partito del Presidente Maduro, ormai incapace di gestire un paese sul baratro di una guerra civile che dall’inizio delle proteste ha già fatto più di cento morti.
I problemi di ordine pubblico sono scaturiti da una crisi economica che sta rendendo la vita impossibile alla stragrande maggioranza della popolazione. Complice il crollo del prezzo del petrolio e l’incapacità dell’esecutivo di scrollarsi di dosso la visione marxista di gestione della società.
Dalla morte di Hugo Chavez nel 2013, il Venezuela è sprofondato in una spirale di tensione e di violenza che ha catapultato la nazione in uno stato di povertà fino a qualche anno prima inimmaginabile, dove la mancanza dei prodotti di prima necessità è diventato un problema quotidiano per milioni di famiglie. Oltre alla fallimentare gestione economica del paese, l’opposizione imputa al governo chavista la diffusione endemica della corruzione, vero freno all’applicazione effettiva dello stato di diritto.
Dal canto suo Maduro accusa le forze anti governative di essere al soldo di potenze straniere che anelano a riportare il paese nella sfera geopolitica statunitense, cercando di sovvertire con tutti i mezzi un governo legittimamente eletto dalle ultime elezioni politiche del 2014. Un muro contro muro destinato a protrarsi nei prossimi mesi, nonostante gli appelli alla distensione giunti anche dalla Santa Sede che si è detta estremamente preoccupata della piega che hanno preso gli eventi nella nazione sudamericana.
Un’ulteriore segnale della gravità della situazione sono le lunghe file di discendenti italiani che richiedono la nostra cittadinanza italiana presso le sedi diplomatiche del paese. Un fenomeno che non riguarda solo il Venezuela ma tutto il Sudamerica. Nell’ultimo anno infatti sono state oltre 300mila le richieste provenienti dai vari paesi dell’America Latina di riconoscimento della cittadinanza italiana, un segnale da non sottovalutare dello stato di crisi e d’inquietudine sociale che si respira in tutto il continente.
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::autore_::di Diego Grazioli::/autore_:: ::cck::2115::/cck::
