Esteri

2018: un anno di questioni sociali

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Alfano and Maetig (Photo: Ahmed Maetig’s Facebook page)
Un giro d’orizzonte su fatti che coinvolgono l’Italia, con sullo sfondo le elezioni del 4 marzo 2018, tra il primo invio dalla Libia di “rifugiati” e la politica agitata del Mali

 

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La parola futuro appare evocare incertezza e preoccupazione” ha detto il nostro Presidente Sergio Mattarella nel messaggiodi fine anno 2017: un presidente che ha voluto presentarsi super partes, fermo, non indeciso.

Eppure, non sarebbe stata inopportuna qualche parola in più sulle importanti sfide che ci aspettano nell’arco di un anno e, tra queste, quelle che si confrontano con i fenomeni migratori. Noi, qui in Italia, ne stiamo affrontando una parte, in termini quantitativi forse non tra le più sconvolgenti, ma in termini qualitativi decisamente molto coinvolgenti anche se, probabilmente, non ce ne rendiamo conto appieno.

Per gli italiani il lavoro, come dice il nostro presidente, è la prima e più importante questione sociale.

Per i migranti, coloro che intendono migliorare le proprie condizioni di vita correndo i rischi della traversata del Mediterraneo in condizioni climatiche che lo sconsigliano, il primo comandamento, invece, è quello di conseguirle per sé e per i propri familiari da chiunque sia in condizione di contribuirvi.

Di seguito proponiamo una brevissima testimonianza di alcune iniziative assunte da l’UNHCR.

Le iniziative umanitarie, tuttavia, non producono un saldo sempre e comunque positivo.

Accanto ai successi, devono essere considerati anche gli insuccessi, il cui conto talvolta si presenta negativo e talora molto fortemente, per non essere intervenuti in tempo utile a salvare tutti i migranti, per i costi in vite umane che talvolta chiudono con saldo negativo le iniziative di pattugliamento delle acque del Mare Nostrum.

La visita ufficiale del nostro Ministro degli Esteri Angelino Alfano, svolta in Libia il 23 dicembre scorso, a breve distanza temporale da quella del suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian, in un significativo “marcamento stretto” in memoria di un recente passato che non si vuole perpetuare, è stata l’occasione per “celebrare” l’arrivo in Italia di 162 rifugiati “vulnerabili” provenienti da Tripoli: la prima volta che l’Italia ha preso i rifugiati dalla Libia! Anche il ministro degli interni Marco Minniti, ha festeggiato, diciamo “per competenza”, l’invio in Italia di “rifugiati” eritrei, etiopi, somali, yemeniti.

Ma, come talvolta accade, a fronte di un successo troviamo anche notizie di altra natura che cerchiamo di seguire per l’importanza degli avvenimenti che interessano la coalizione G5 Sahel, una coalizione che annovera tra le forze che la comporranno, anche quelle, copiose, italiane in un ruolo di supporto. Si tratta, in particolare, della nomina, che ha seguito l’annuncio delle improvvise dimissioni del governo in carica, a nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri del Mali, di Soumeylou Boubeye Maiga, già ministro della difesa, noto come amico dell’attuale Presidente della Repubblica Ibrahim Boubacar Keïta.

Non si esclude che a determinare le improvvise dimissioni vi sia il tentativo di Keïta di correre per la riconferma a Presidente del Mali, un percorso complicato dalla situazione politica del paese che non è apparso in condizione di garantire piena governabilità di un territorio importante nella strategia della scommessa G5 Sahel ma ancora insufficiente per il mantenimento del controllo di vaste aree del paese.

 

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::autore_::di Giorgio Castore::/autore_:: ::cck::2387::/cck::

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