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Ho scoperto cos’è la perla “mabé” quando, gironzolando per la Thailandia, mi sono imbattuta in un gruppo di pescatori di perle
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Ho scoperto cos’è la perla “mabé” non moltissimi anni or sono quando, gironzolando per la Thailandia, mi sono imbattuta in un gruppo di pescatori di perle.
Curiosa come sono, ho cercato di simpatizzare subito con loro in una lingua in cui soltanto gli italiani sanno esprimersi: quella dei gesti. Comunque mi hanno capito ed hanno accettato di portarmi con loro l’indomani, in una vicina isoletta per assistere ad una battuta di pesca.
Con molto disappunto di mio marito – che si è ben guardato dal partecipare – il mattino seguente, in ore antelucane, ci siamo avventurati con delle barche (che ancora mi chiedo come facessero a stare a galla), verso (per me) l’ignoto.
Ovviamente non esistevano allevamenti e le ostriche erano sparse qua e là sui fondali, dove gli uomini si immergevano senza maschere e senza occhiali e, soprattutto, senza garanzie di trovare le sospirate perlifere. Dopo molte ore, quando il sole era molto alto e faceva tanto caldo, i pescatori si sono riuniti in un’unica barca ed hanno iniziato ad aprire i molluschi.
E’ in questa circostanza che ho scoperto l’esistenza delle “mabè”. In realtà è molto difficile trovarle in natura, ma, come quel giorno, ogni tanto può succedere. Normalmente si ottengono artificialmente, inserendo nel crostaceo un irritante (potrebbe essere anche di plastica) di forma emisferica. Non viene collocato al centro del mollusco, bensì sulla parete, sul guscio della conchiglia. Intorno a questo corpo estraneo l’ostrica inizia a depositare la madreperla fino a produrre una bolla di circa 1cm. ( perla Blister).
Ultimata la formazione della gemma, la si separa dal guscio e si estrae il nucleo irritante, riempiendo la cavità con della sostanza resinosa. A conclusione dell’operazione si chiude la base della blister con della madreperla, si liscia, privandola delle eventuali imperfezioni, quindi si lucida e solo a questo punto si può chiamare “Mabè”. L’ostrica viene poi richiusa e rigettata in mare dopo aver eventualmente inserito un nuovo irritante.
Le perle possono essere bianche, rosate o grigio chiarissimo. I tempi di formazione delle “bolle” variano a seconda del tipo di mollusco e dell’ambiente in cui viene allevato. Queste perle sono particolarmente adatte alla creazione di orecchini, ciondoli ed anelli.
Come tutte le perle andrebbero conservate in sacchetti di seta o di velluto, non a contatto con altri gioielli poiché particolarmente scalfibili. Vengono facilmente danneggiate dalla traspirazione, dai profumi, da lacche spray, dai cosmetici e, nel tempo, è possibile perdano la loro lucentezza. Si puliscono immergendole in acqua tiepida con sapone neutro e risciacquandole con acqua corrente.
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::autore_::di Luisanna Tuti::/autore_:: ::cck::2583::/cck::
