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Gli avvenimenti occorsi dal G7 del Quebec, all’incontro di Singapore tra Trump e Kim Jong-un ci consentono di assistere ad un tentativo di riposizionamento sullo scacchiere mondiale.
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Riflettendo sugli avvenimenti occorsi dal G7 del Quebec, all’incontro di Singapore tra Trump e Kim Jong-un si potrebbe dire che stiamo assistendo ad un tentativo di riposizionamento sullo scacchiere mondiale dei pezzi manovrati dai grandi leader del globo.
In gioco non vi è solo il NAFTA, la politica della Casa Bianca adottata dall’amministrazione Trump nei confronti del Messico e dei paesi del G7, più UE, che dal 1° giugno applica sulle importazioni di acciaio, 25%, ed alluminio, 10%. E si dice che il denaro muove il mondo.
Un compromesso, strappato a Donald Trump al termine della sua presenza al vertice del G7, avrebbe consentito di salvare capre e cavoli dell’intesa in discussione con l’adesione di tutti i componenti a nuovi negoziati: certamente meglio di un pugno allo stomaco. Che, tuttavia, veniva comunque vibrato con un tweet da bordo dall’Air Force One che trasportava il Presidente degli Stati Uniti a Singapore al vertice con Kim Jong-un, presidente della Corea del Nord: gli Stati Uniti non sottoscrivono le decisioni prese col documento conclusivo del G7!
Il motivo? Le parole usate nella conferenza stampa conclusiva del vertice tenuta dal padrone di casa, Justin Trudeau, che ha definito un insulto per i canadesi la motivazione di “sicurezza nazionale” adoperata da Trump.
E così gli appellativi di “disonesto” e di “debole”, lanciati via @Tweet, marchiano il povero Justin Trudeau, padrone di casa che vede fallire un appuntamento politico importante per tutti i paesi componenti del G7.
Quanto basta per il lento trascorrere del tempo perché la stampa riporti, prima il flash e poi, sempre in modo più incalzante, la storia del perché Donald Trump abbia abbandonato velocemente il Quebec per precipitarsi a Singapore, dove si scommette se la ripresa di negoziati tra Trump e Kim Jong-un possa segnare un consistente passo in avanti o, invece, debba soccombere per qualche parola di troppo non in linea con gli umori di Trump che punterebbe comunque, secondo alcuni, persino a concorrere per il Nobel per la Pace (absit iniuria verbis).
Dopo le misure media, del G7, e grande, del possibile accordo per la pace tra le due Coree, una misura piccola per la politica estera nostrana, per la strategia domestica.
Il palcoscenico: mare Mediterraneo, l’attore protagonista: Matteo Salvini, il casus belli: nave Aquarius, le comparse: i profughi, gli spettatori: esponenti di spicco dell’UE.
Un film che abbiamo già visto e che speriamo si concluda con sempre meno defunti.
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::autore_::di Giorgio Castore::/autore_:: ::cck::2681::/cck::
