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Tel Aviv: Do you believe in magic?

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Tel Aviv, foto di Paola Giunti per italaini.net

Reportage dalle rive orientali del Mediterraneo, nel melting pot israeliano, dove l’incredibile diventa realtà.

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Scrivere qualcosa a proposito di Israele senza parlare di conflitti sembra quasi un’eresia. Allora preparatevi all’eresia; per una volta parliamo di estate, di sole, di voglia di vivere. Questo è Tel Aviv nei mesi Tammuz, Av ed Elul, ossia luglio e agosto: un’infinita spiaggia dove ognuno va vestito come gli pare o come può. Si passa dal bikini striminzito al velo, dal bagnino palestrato agli anziani con la kippa, dalle famiglie che arrivano con dozzine di borse frigo e iniziano a mangiare hummus alle dieci del mattino ai surfer dall’aria californiana.A passeggio sul lungomare di Tel Aviv. Foto di Paola Giunti per italiani.net

Alle spalle di tutto ciò, la città: caotica, bollente, con il traffico più indisciplinato che conosca, dove non esistono sentieri sicuri per i pedoni perché dove non si avventurano le macchine ci sono monopattini a motore, silenziose e pericolosissime biciclette elettriche e quelle bighe a due ruote che non so come si chiamino.Tel Aviv, foto di Paola Giunti per italaini.net

Mi rendo conto che detto così forse non vi verrà voglia di passare la prossima estate a Tel Aviv, invece, c’è qualcosa che è molto difficile spiegare a parole ma che rende questa città una delle più affascinanti del mondo. Dopo averci a lungo riflettuto ho pensato di usare la parola immanenza. Reminiscenze filosofiche mi rimandavano ad Agostino, Kant e Nietzsche ma la sintesi che ho trovato più calzante è quella di Sartre: “tutto è interno a tutto” ossia la sua realtà non rinvia a nessun principio esterno o superiore, è interno alla sua realtà.Murales a Tel Aviv, foto di Paola Giunti per italiani.net

Più prosaicamente a Tel Aviv succede tutto come se quel momento fosse l’unico esistente. Inoltre è un magnifico melting pot dove l’incredibile è la realtà, dove puoi incontrare il pronipote di Mendelssohn in un baruccio all’angolo o metterti a parlare con la persona seduta accanto a te al bancone di un ristorante e fare le quattro del mattino.

Poi arriva la sera e, dopo il rito del tramonto che regala tutti i giorni colori che non hanno bisogno di ritocchi, esplode la vita notturna. Credo ci siano più ristoranti che abitanti e tutti hanno una passione sfrenata per il cibo, in particolare quello italiano.

Tel Aviv by night, foto di Paola Giunti per italiani.net

Questa volta mi è capitata la fortuna di trovare il miglior ristorante della mia vita: un tripudio di invenzioni culinarie realizzate dalle mani di due giovani chef, Tal ed Elad che da Mansura mi hanno fatto assaggiare una zuppa fredda di fichi d’India con tonno affumicato, una terrina di lingua che mi ha lasciato senza parole, una mousse di fegato alle mele, nonché le più succulente fettuccine fatte a mano.

Sul muro di fronte al ristorante ho trovato questa scritta: Do you believe in magic? 

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