Cultura

Le mille vite delle “Murate”

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Da convento di clausura a carcere maschile, il Complesso Monumentale delle Murate, a Firenze, rivive da pochi anni come polo residenziale, culturale e commerciale grazie ad un riuscito intervento di riuso architettonico e urbano.

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Nel quartiere di Santa Croce, a Firenze, leggermente fuori dalla zona battuta dalla massa dei turisti che, quotidianamente, invadono le strade del centro, si trova un antico e interessante complesso architettonico “restituito” da pochi anni alla città.

Si tratta di un intero isolato (circa 14.500 m2), racchiuso tra via Ghibellina e via dell’Agnolo, a ridosso delle antiche mura della città (oggi Viale della Giovine Italia), da sempre inaccessibile.

Sì, perché il primo complesso sorse come convento delle “Murate” – il Monastero della Santissima Annunziata -, per ospitare un gruppo di suore di clausura, conosciute con questo appellativo, in cerca di una nuova sede. Installate inizialmente in alcune delle casupole di legno costruite sui piloni del Ponte Rubaconte (oggi Ponte delle Grazie), dove si erano fatte murare, la loro fama e il loro numero erano cresciuti in pochi anni, attirando le attenzioni di un abate benedettino che le fece trasferire in una casa, adattata a piccolo monastero, in via Ghibellina.

Costruito tra il 1439 e il 1443, il nuovo Monastero si espanse negli anni seguenti e nei secoli successivi, ospitando le figlie delle più importanti famiglie nobiliari dell’epoca, trasformandosi, così, in uno dei più ampi e prestigiosi monasteri di Firenze.

Nel 1808, però, con la soppressione degli ordini religiosi, l’antico complesso monastico, dichiarato inalienabile, passò a “nuova vita”, ospitando, fino agli anni ’40 dell’Ottocento, una caserma, una fabbrica di fuochi d’artificio, la sede della Pia Casa del Lavoro – istituto per l’accoglienza di poveri, invalidi, anziani e vagabondi – e abitazioni private.

Progetto del Panottico, Jeremy Bentham, 1791– https://it.wikipedia.org/wiki/Panopticon#/media/File:Panopticon.jpg

La grande trasformazione, tuttavia, avvenne con i lavori di adeguamento dell’ex-Monastero a carcere maschile, che, intorno alla metà dell’Ottocento diedero vita a un nuovo tipo di edificio carcerario, ispirato al modello del Panottico. Durante le opere di trasformazione e ampliamento, sul lato Ovest, venne aggiunta un’ala con tre bracci che, partendo da una sala semiottagonale, si protendevano verso il Viale della Giovine Italia. Lungo circa un secolo di storia, fino al 1984, quando venne chiuso, trasferendo i suoi 600 detenuti nel nuovo carcere di Sollicciano, il carcere delle Murate “ospitò” patrioti, anarchici, socialisti, antifascisti, partigiani, terroristi e noti esponenti del partito radicale.

Abbandonato per anni, nel 1990, il famoso complesso carcerario venne ceduto al Comune di Firenze, che comprese da subito la necessità di riconvertirlo a nuovo uso, per restituirlo alla città.

Con l’assegnazione da parte della Regione Toscana dei finanziamenti di Edilizia Residenziale Pubblica al Comune di Firenze, nel 1992, e la successiva approvazione di una delibera che permetteva di trasformare in residenze “spazi non abitativi pubblici abbandonati”, è iniziato un lungo e articolato processo creativo – che ha visto anche la partecipazione di Renzo Piano -, sfociato, nel 1998, nell’ approvazione di un Progetto unitario di recupero urbano complessivo.

Vista attuale dell’ala carceraria con tre bracci - Foto di M.Elena Castore ©Gli interventi, iniziati nel 2001, si sono sviluppati per fasi ed hanno trasformato, nel corso di questi ultimi anni, l’ex complesso carcerario in un polo urbano multifunzionale, dove la funzione abitativa sociale ha avuto un grande peso, pur non essendo l’unica, conservando, allo stesso tempo, il valore storico e architettonico della preesistenza.I nuovi alloggi su Piazza di S. Maria della Neve – https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_monumentale_delle_Murate#/media/File:Complesso_delle_murate_02.JPG

E così, progettando per livelli stratificati di funzioni, riproponendo la stratificazione verticale tipica della città, il progetto ha destinato i piani terra a funzioni di uso pubblico – commerciale, artigianale e sociale –, i primi piani a uffici e gli ultimi piani a residenze di tipo sociale. Queste ultime, di dimensioni variabili tra i 35 m2 i 95 m2, sono state ricavate accorpando tra loro varie celle, utilizzando tecnologie moderne (come la cerchiatura in acciaio) che ne hanno permesso l’apertura e la comunicazione. Per risolvere il problema della mancanza di luce, considerando le dimensione ridotte delle finestre preesistenti, alcuni alloggi sono stati dotati di balconi o di bow-window, realizzati con tecniche e materiali contemporanei, in perfetto dialogo con l’edificio originario.

Via delle Vecchie Carceri – Foto di M.Elena Castore ©

Il nuovo complesso non ha perso, quindi, il carattere di città “murata” dentro la città, pur essendo, oggi, aperto e integrato al tessuto urbano circostante. Ciò è stato possibile grazie alla creazione di due grandi piazze interne, Piazza Madonna della Neve e Piazza delle Murate – ottenute dall’accorpamento dei cortili per l’ora di aria della precedente struttura carceraria, e dalla demolizione di alcuni manufatti interni – oltre che dall’apertura di una nuova strada pedonale, via delle Vecchie Carceri, all’interno di un corpo di fabbrica trasversale dell’ex complesso carcerario, che collega Via Ghibellina e Via dell’Agnolo, trasformato in galleria commerciale.

Piazza delle Murate e il Caffè Letterario – https://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_monumentale_delle_Murate#/media/File:Le_murate,_piazza_delle_murate_03.JPG

Sulle due grandi piazze pubbliche, che permettono la comunicazione tra le due citate arterie viarie, cui si accede attraverso varchi che interrompono la continuità degli alti muri di cinta esterni, si affacciano locali commerciali, spazi per eventi artistici e culturali, associazioni, start-up, un ristorante e un caffè, il Caffè Letterario, concepito come luogo di proposte artistiche, letterarie, musicali ed enogastronomiche. Dal 2013, in occasione di eventi, è stata aperta al pubblico, come spazio espositivo, anche la sala semiottagonale, il Panottico, su cui si affacciano i ballatoi e le vecchie celle ancora non ristrutturate, testimonianza viva della precedente vita del Complesso Monumentale delle Murate.

Interno del Panottico, oggi spazio espositivo – https://it.wikipedia.org/wiki/Recupero_edilizio_e_funzionale_dell%27ex_carcere_delle_Murate#/media/File:Lemurate_08.jpg

Quella attuale non sarà certo la sua ultima vita, altre vite verranno, ma è sicuramente quella che ha permesso di aprirlo alla città e farlo conoscere a tutti noi. Non perdete quindi questa occasione!

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::autore_::di M. Elena Castore::/autore_:: ::cck::3033::/cck::

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