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Diego Armando Maradona

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La notizia della fine del pibe de oro mi ha riportato alla mente la canzoncina urlata dai tifosi napoletani in ogni stadio: “Oh mamma’ , Oh mamma’ … mi batte il corazòn  … ho visto Maradona, ho visto Maradona … e innammorato son…

Eppure, faccio ammenda. Confesso che della fine di Maradona, prematura ma prevedibile, visto il suo stile di vita, a colpirmi è stato, più che il dolore, il clamore che ha destato. Senza nulla togliere alla umana compassione per un fenomeno che, nel bene e nel male, per la sua eccezionalità rimarrà nella memoria di tutti.

Tanto clamore m’è parso fuori luogo, in un momento tanto sconvolgente per la vita di tutti, in cui non si parla d’altro che di COVID, ahinoi, con una sorta di compiacenza di governanti e media, i quali, malgrado le tante ulteriori situazioni che destano altrettanta preoccupazione, le lasciano in sordina, gestendo lo smarrimento e il vuoto di potere che ci affligge, solo con chiacchiere, rumors e pseudo-dati.

È in questo contesto che, come un fulmine a ciel sereno, è esploso il fenomeno del saluto a Maradona. L’atleta che era stato incoronato re di Napoli al tempo dei suoi miracoli calcistici nella squadra della città.

Nella tragedia che viviamo, e che ci dicono potrebbe addirittura peggiorare, non si parla di politica, di istituzioni o diritti smarriti, né di programmi a medio-lungo termine per cambiamenti in atto ai vari livelli – climatico, ambientale, economico e sociale -, bensì del pibe de oro.

Sono nato in un posto incantevole, poco a nord di Napoli, con golfi, isole, promontori, insenature, colline e laghi di cui ha parlato l’intera la mitologia; nel Golfo di Puteolis dove tremila anni fa, ad opera dei Cumani, un’etnia proveniente dalla Grecia e dall’Anatolia, venne eretta l’antica città di Partenope, che i Sanniti, quando ne presero il comando, spostarono poco più a sud, nel golfo attiguo, dandole il nome di Neapolis, la città nuova, l’attuale Napoli.

Il mito ce ne parla raccontando delle gesta di Ulisse e della sua vittoria sulle sirene; la storia ci riferisce di tantissime dominazioni che nel tempo si sono alternate al suo governo. Romani, Bizantini, Normanni, Angioini, Aragonesi, Asburgici, Borboni, Bonaparte, Savoia. Un’infinità di re, viceré e reggenti, nessuno dei quali ha mai realmente avuto a cuore il suo incantevole territorio e il suo amabile popolo; salvo il breve romantico e fallimentare tentativo repubblicano. Un disinteresse che, ahinoi, riguarda anche i tempi nostri.

Eppure, il cuore dei miei concittadini si dispera, non per le tragedie passate, né per quelle in atto, ma per la perdita del pibe de oro.

In quanto napoletano qualcuno mi ha addirittura fatto le condoglianze. Non so che dire. Cristianamente, pace all’anima sua. ma come napoletano, un po’ mi vergogno. Anzi molto.

In tutto questo mi hanno consolato, e chiarito le idee, alcune e-mail scambiate sul tema e sulla persona, tra persone che ritengo meritevoli di considerazione e stima; con il loro consenso, le riporto nella rubrica “epistulae” che segue.

Augurandomi che nel futuro non continuino a prevalere i clamors e le fakenews.

Prima di concludere una riflessione. Temo che la responsabilità di quanto accaduto, come per altri fenomeni simili, purtroppo sia anche dei media che, o si sono, o sono stati, sottratti alla loro funzione; prediligono il clamore alle verità, e, quando parlano di cose serie lo fanno superficialmente, dando notizie parziali e frammentarie, se non svianti.

Leggi anche l’articolo Diego di tutti nosotros

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