Epistulae. Pensieri e parole su Armandito Maradona, el pibe de oro

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Il giorno 26 nov. 2020, alle ore 15:49, A. scrive a R.1:

MARADONA E PANTANI 

Ho giocato a calcio da bambino, ma non l’ho mai amato come ho amato la bicicletta.

Per stare vicino a mio figlio, sono stato per dieci anni consigliere-allenatore dei “piccoli calci” che crescevano nel quartiere dei Solteri dove abito e dove attraverso le lotte abbiamo conquistato spazi verdi (in un mare di cemento edilizio) ed è fiorito un campetto di calcio dove i nostri figli sono diventati grandi. 

Il calcio dunque mi è entrato dentro per dovere e non per passione…ma la morte di Maradona lo ha riesumato e con lui Marco Pantani, leggendo nella loro morte la loro vita anarchica e guascona fatta di alti e bassi, senza perdere la loro dignità.

Come Maradona, anche Pantani, ci ha insegnato a sognare, ci ha uniti nel segno di qualcosa, quel qualcosa erano loro che potevano arrivare dove a noi era negato: fino in porta palla al piede, con uno scatto in salita fare il vuoto alle sue spalle, perché Maradona e Pantani stavano dalla nostra parte, era nostri. 

Non del Napoli, non di Cesenatico, erano di ciascuno di noi.

Chissà quanti padri e quanti nonni hanno raccontato le gesta di Diego Armando Maradona e di Marco Pantani. Protagonisti di due sport così diversi e così uguali nella capacità di entrare nella mente e nella fantasia del tifoso.

Due personaggi legati da un destino, per certi versi, comune: quello di essere grandi e di essere anche, forse, realmente soli. Due campioni che avrebbero potuto scrivere molte più pagine di storia sportiva, seppure tante e indelebili ne abbiano scritte nel cuore dei tifosi. Due uomini che incarnano il genio e la sregolatezza, che si sono resi protagonisti di imprese e di momenti memorabili e che hanno fatto la storia dello sport

Maradona, il dio del pallone, per tanti era diventato un’unità di misura. A chiunque facesse bene una cosa – qualsiasi cosa – i complimenti sarebbero stati “A livello di Maradona”. Se, invece, qualcuno avesse provato a fare qualcosa di difficile, di troppo complicato, di impossibile gli sarebbe stato detto: “Ma chi ti credi di essere? Maradona?”. L’argentino ci faceva vedere, domenica dopo domenica, che dal mondo immaginario a quello reale c’era un minimo scarto, una soglia piccola da attraversare; bisognava avere fiducia e fantasticare meglio, di più. Maradona ci avvicinò al possibile. Era un fuoriclasse, ma era anche uno di noi. 

“NON SO SE CI SARA’ UN’ALTRO GIORNO”  disse sconsolato Marco all’amico che lo rincuorava…Ora, a distanza di tempo, molte cose si sono dette e scritte (tante e diverse tra loro), ma quel 14 febbraio è ancora avvolto da dubbi, perplessità, piccole schegge di verità, nessuna bastante a spiegare il peso della croce che Marco Pantani si è portato appresso e placare l’ansia di chi “porta la sua lanterna nel buio della vita” . 

L’ultima fuga della carriera, della vita. Uno scatto irresistibile, come ai bei tempi, da lasciare tutti indietro, lontani. 

Marco Pantani a differenza di Maradona è morto in una solitudine disumana…non faceva niente, non incontrava nessuno, non gli interessava vivere perché Lui era già morto nel giugno del 99, a Madonna di Campiglio, quando la sua corsa infinita si è fermata tra due carabinieri.

Per lui si conclude anzitempo l’esperienza alla Corsa Rosa ed iniziano a circolari voci ignobili, che lo affondano sempre più verso la tragica fine. Pantani ritenterà di farsi spazio, ma il peso sulle sue spalle si fa insostenibile. Ed in quel 14 febbraio 2004, insieme al Pirata, non è andato via soltanto uno sportivo, ma sono andati via i sogni degli italiani, che ancora oggi lo ricordano.

Perché lo sport è capace di spezzare ogni barriera, anche quella della morte, creando parallelismi improbabili.

Maradona – Pantani: una stima tra due trionfatori in solitaria

Diego e Marco (quando quest’ultimo era in vita), si sono stimati davvero tanto. Ne è una dimostrazione il fatto che il ciclista abbia tentato, con un testo scritto da lui, di partecipare al Festival di Sanremo del 1997. “Pibe de Oro” è il nome del ritratto più intimo del Pirata, con cui quest’ultimo si presenta alla commissione artistica del Festival di Sanremo in vista dell’edizione del 1998, anno in cui Marco riesce a fare la storia. Una canzone mai edita, in quanto bocciata dalla commissione sanremese.

Lo stesso Maradona ha ricambiato il suo affetto, esponendosi pubblicamente ed anche duramente nei confronti di chi ha lasciato morire Pantani in quel maledetto giorno di San Valentino di sedici anni fa. Lanciando un grido di denuncia nei confronti dell’opinione pubblica, a margine di un’intervista fatta poco dopo l’annuncio della tragedia Pantani:

L’ho conosciuto a Cuba. Quando Marco Pantani vinceva, tutti erano vicini a lui, quando è stato in difficoltà, tutti lo hanno abbandonato. La colpa è di tutti: la mia, la tua e di tutti voi (rivolgendosi al giornalista e alla gente circostante, ndr.)”

Maradona e Pantani: la storia di due grandi trionfatori in solitaria. Abituati a vincere da soli superando mille ostacoli, un po’ meno a gestire gli inevitabili down della vita. Di una cosa però si può esser certi: che entrambi hanno regalato sogni a milioni e milioni di tifosi.

A.

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Il 26 Nov. 2020, alle 16:25, R. 2, letta l’e-mail di A., risponde

Caro Antonio, questa volta hai toppato.

Fermo restando che Maradona è stato un grande giocatore di calcio e che su di lui è stata costruita una leggenda metropolitana, rimane il fatto che questo delinquente non ha fatto neanche una notte di cella. Come Berlusconi.

A Napoli era il beniamino della malavita che egli frequentava apertamente e con vanto. Oggi sul Corriere c’è la celebre foto di lui in vasca accanto ai due fratelli Giuliani, all’epoca i padroni della malavita nella città partenopea.

Dire che andava a prostitute è dire poco, visto che ne ebbe un’abbondanza senza pari, più di Berlusconi: tutto gratis, tutto fornito da chi teneva le redini della prostituzione a Napoli, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Forse non le pagava, ma ogni passo che lui compiva veniva utilizzato commercialmente dalla corte di camorristi e delinquenti che gli stava intorno

La coca la prendeva a bizzeffe e di quella è morto, forse gratis visto l’aiuto che dava ai grandi trafficanti coprendoli con la sua celebrità. Evasore fiscale alla grande (essendo un miliardario alla grande), sono riusciti con gli anni a liberarlo anche di questa accusa.

Ma la cosa più orrenda che me lo ha fatto disprezzare da sempre è che il figlio avuto da un rapporto a Napoli – bambino tutto spiccicato a suo padre nei lineamenti del viso – non lo volle riconoscere e mise di mezzo gli avvocati. Sapeva che era suo figlio ma per ragioni di soldi non lo riconobbe. Il Corriere dice in un articolo di oggi che lo riconobbe a 17 anni e un altro articolo dice a 20. Ed è vero che ormai grande lo riconobbe, ma ci pensi alla tragedia umana di quel ragazzo? Questa bestia umana lo avrebbe dovuto riconoscere subito e sacrificare una parte dei suoi immensi guadagni.

È la stessa bestia umana che continuò a drogarsi – non per fare sport stile doping, ma perché aveva perso la testa per il troppo danaro incassato in poco tempo. Miliardario, drogato e per giunta peronista di destra. Lo sa bene Fidel Castro che si fece fotografare accanto a lui (pronubo Gianni Minà che ha sempre adorato Maradona e ha contribuito a coprire i suoi crimini), pensando che lo avrebbe aiutato nelle elezioni in Argentina e poi lo vide invece appoggiare Menem, alle elezioni, cioè il candidato della destra peronista.

Un vero farabutto, una schiuma della società e non mi si venga a raccontare la storia del povero ragazzo troppo solo e divenuto troppo ricco d’un colpo. Anche Pelé fu di destra e appoggiò il governo brasiliano, ma almeno salvò la dignità personale (e per me comunque lui continua ad essere il miglior giocatore che il calcio abbia mai avuto, perché era anche una mente e non solo gambe, sapeva impostare il gioco. Maradona è certamente il numero due). 

Tutto ciò se vuoi è colpa anche della società. La stessa società immonda che lo sta celebrando come in morte di un eroe, mentre nel mondo muoiono centinaia di migliaia di persone, tra le quali artisti, scrittori, psicologi, medici e anche autentici eroi della nostra specie umana. Mi viene il vomito a vedere cosa sta scrivendo la società dello spettacolo avendo perso uno dei suoi figli più ignobili e quindi più rappresentativi, più ambiti …

No Antonio. Questa volta hai veramente sbagliato e ti prego di non associare più il nome di questo mascalzone a quello di Pantani che tu tanto ami. Non c’è proprio paragone possibile: il doping è cosa ben diversa dalla coca e dal sostegno alla rete dei trafficanti. Ma conosco la tua onestà e forse mi darai ragione dopo aver letto questa mia lettera.

Ti prego però di non far circolare la tua.

Augh

R.2

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Il giorno 26 nov. 2020, alle ore 18:17 R.1, scrive a R.2 e p. c. ad A.:

sono completamente d’accordo.

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Il 27 Nov. 2020, alle 09:16, A. risponde:

“Anima e core” 

Non ho mai visto una così grande manifestazione mondiale di affetto per un uomo: 

vorrà dire qualcosa?                                                                                                                                           

Non voglio polemizzare, voglio solo rendere giustizia al mio pensiero. 

Mi stupisco caro R.1 che tu sia del tutto d’accordo con R.2. Ti ho più volte letto e ascoltato nella tua universalità filosofica (oltre che politica) di dotto precursore delle meraviglie e dunque come non fai a distinguere l’uomo Maradona con tutti i suoi difetti (chi non ne ha nella sua vita) il “fenomeno” genuino in connessione totale con l’umanità della gente (specie bambini).

Ho compagni veri a Napoli. Ho voluto sentire la loro voce dopo la “bacchettata” di R.2. Non mi capacito che tutto sia distruttivo in un uomo che ha regalato sogni (e soldi, tanti soldi senza clamore) ai bambini di Napoli, che ha scelto Napoli (non per la camorra che è sempre esistita prima e dopo di lui – mi hanno detto: “cosa vuoi che lui ne sapesse…lui non faceva distinzioni e né si curava di chi si sedeva con lui”…) proprio perché assomiglia molto al suo passato di bambino, che ha dato al mio amico Marco Pantani la speranza di una risurrezione e poi ne ha denunciato (post mortem) le ignobili contraffazioni e i silenzi spettrali di gente che prima lo osannava e ora lo ignora. Per dirti che è giusto analizzare l’uomo oltre all’aureola del mito, per il bene che ha fatto all’umanità oltre ai suoi difetti e alle sue interminabili debolezze umane.

Un abbraccio, A.

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Il 27 nov. 2020, alle ore 14:06, R.1 replica:

Mio caro A., 

la mia preoccupazione è che stiamo sempre più perdendo di vista la realtà e la verità. Viviamo ormai in un mondo post-verità, e dove centinaia di migliaia di bolle virtuali frammentano la realtà in tanti pezzetti di uno specchio. Io vedo in Maradona un ragazzo di una zona povera, che grazie alle sue capacità eccezionali è arrivato ad essere un personaggio mondiale, il quale però non ha avuto la capacità di mantenersi all’altezza della immagine che aveva creato. Ma nell’immaginario collettivo è venerato quasi come un santo. Ora, questo messaggio per me ha un effetto negativo sui giovani. Io avevo come idolo Mandela, questi Maradona? Non credo che bisogna fare una campagna di de-mitizzazione. Tanto, purtroppo, abbiamo visto quanto durano le Lady Diana … Però, comparare Pantani, che è stato coerente con sé stesso, non si è mai drogato, non ha mai avuto figli che non riconosceva, etc., sono d’accordo con R.2 che i due sono profondamente diversi. 

Ora A., la oggettività non esiste. Tutto è soggettivo. Se tu vedi Pantani e Maradona come eguali, è un tuo diritto. Credo che i rapporti tra te e R.2, che non conosco, portino una loro carica che gioca nel vostro scambio. Anche perché quello che avevi scritto era molto bello. Io mi limito a dire che non considero Pantani e Maradona intercambiabili … Ma mi sono messo in questo vostro dibattito perché mi preoccupa che questa generazione non ha idoli, ed invece di Olaf Palme, Kennedy, Mandela, Tutu, vedano in Maradona un idolo.  Questa è stata la mia molla emotiva. Quella razionale è che effettivamente non vedo omogenei Pantani e Maradona. Ciò detto, scusami, ma non mi sembra un dibattito importante. È come se volessimo discutere su Caravaggio … gran pittore, ma casinaro infinito … vai a Malta a vedere cosa ha combinato … ma, alla fine, Maradona resterà come un grande atleta, e questo dibattito potrebbe interessare solo agli storici…

Una sola cosa: io mi considero un attivista apprendista, non un precursore delle meraviglie. Se questa è la impressione che do, smetto subito … anche perché non prevedo meraviglie, ma drammi …

un abbraccio, R.1

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Il 27 Nov. 2020, alle 22:17, A. risponde

Caro Roberto,

mi ricordo l’ultima volta che sei venuto a Trento e poi a Rovereto. Ho passato due giornate di buona politica. Qualche minuto me l’hai dedicato. Sei una bella persona, un compagno e un buon militante (tutt’altro che artigiano). La meraviglia non ha finalità politica ma estetica: espressione della chiarezza della parola. 

Certo c’era anche Staffan de Mistura, ma tu inorgoglivi i giovani presenti. Guarda che se ho un merito è quello di interrogare … e io ero mischiato tra i loro giudizi e i loro appunti e tu c’eri tra loro …

In merito ai “miti” del passato sfondi una porta aperta.  Ero un operaio con poca cultura e un predestinato ciclista poi azzoppato da un incidente nel 69. Fortunatamente la politica ha preso il posto del ciclismo e mi ha salvato dalla depressione (quando ero al limite del suicidio).  Uno dei miei primi libri che ho letto è stato: “Helder Camara il prete rosso”. Mi è piaciuto. Da lì sono partito. Capirai.  Non è certo nel campo sportivo che mi riconosco, tutt’altro. In Lotta Continua ho amato più di tutti il Che. Pensavo di assomigliargli per temperamento e iniziativa politica. In ambito sportivo Coppi più di tutti, poi è arrivato Merckx che mi ha scompaginato le carte, poi Hinault (grande), poi è arrivato Pantani con il quale ho tessuto un rapporto di amicizia (sfiorito dopo Madonna di Campiglio). Sono stato al suo funerale e quando è morto ho pianto di nascosto. 

Maradona mi è arrivato per caso. All’improvviso la sua morte mi ha richiamato il dramma di Marco e così ho imbastito un discorso scritto. Caro R.1 siamo troppo vecchi per salvarci.

Grazie di avermi considerato.

Abrazos, A.

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Il 27 Nov 2020, alle 23:19, R1 scrive:

A., un attivista apprendista, non artigiano … capisco perfettamente il circuito delle tue emozioni. Ognuno di noi ha delle corde che si attivano per associazione. Per esempio non ho mai capito perché, Mendehlsson mi mette di buon umore, e di Madchen und die Tode, mi dà una grande tristezza. La farò suonare al mio funerale … comunque, i grandi personaggi trovano lo spazio che gli è dovuto, con il tempo. Quelli come noi, dopo qualche anno scompaiono. Ma resta quello che abbiamo dato … ed in questo siamo compagni di viaggio. Un abbraccio, R.1

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Il 28 novembre 2020, sabato, alle 10:27:22, M. scrive:

Caro R.1,

due giorni fa, nell’attesa di questa serata finale, ho pensato della fine di Maradona come della chiusura di una pagina del Novecento che ho vissuto tra Napoli e Buenos Aires, manco a farlo apposta. E ho scritto.

Mi sono trovato in due posti del mondo un po’ simili per effetto della mia formazione giovanile partenopea (in realtà sono salernitano), del mio lavoro con l’Onu (scelto liberamente a 46 anni), della mia segreta curiosità per le migrazioni (sono un ingegnere elettronico che a un certo punto ha detto basta con la tecnologia, folgorato da una visita ad Ellis Island) e della mia amicizia con un esule argentino improvvisamente conosciuto nel 2005.

Ho smesso di amare il calcio molto giovane e l’ho ritenuto l’”oppio dei fessi”, ma non nascondo di aver frequentato lo stadio da adolescente e di averne subito il fascino. Capisco anche il fenomeno Maradona che però non condivido. 

Però l’altra mattina, appena sveglio, ho raccolto delle idee alla buona e ho scritto un post che ha trovato molto consenso, in cui, al volo, ho richiamato la crudele storia di Pantani senza pretendere di fare paragoni, ma ricordando come la vita di due pezzi unici è stata rovinata, più o meno consapevolmente, dal sistema criminale di potere che comanda lo sport e, più in generale, le nostre vite. Il Sistema.

Ecco il mio post che non aveva alcuna velleità di celebrazione ma non voleva ridurre Diego ad un semplice calciatore burattino, ma ad uomo semplice che ad un certo punto del suo percorso ha preferito sbagliare da solo e non “per conto di”…e ha saputo parlare del mondo a chi il mondo non potrà mai capirlo perché vive in una fogna a cielo aperto…

La gente lo ha amato anche allora e per 20 anni lo ha ascoltato e tollerato, perdonandogli gli abusi, e lui ha incarnato la parte dell’eroe dei due mondi, rivelando a tutti gli orrori del potere yankee sul suo popolo e sulle “istituzioni sportive”, alla sua maniera, guascona e proletaria. Però ha saputo farlo, vendicandosi dei suoi burattinai di un tempo.

Non so se è stato esemplare ma è arrivato dove la gente come noi non arriverà mai. È un dato di fatto. Te lo dice uno che conosce abbastanza bene sia Napoli che Baires ed ha visitato più volte le villas miserias (abbiamo fatto un film memorabile dove c’era un’intervista a Diego) e i quartieri spagnoli (dove sono cresciuto) ed ha cercato di spiegare a tanta gente povera quali sono i loro diritti. Senza riuscirci. Diego, invece, ci è riuscito perché conosceva il loro linguaggio. Era uno di loro. Brutto, sporco e cattivo.

Non credo che si possa liquidare il fenomeno Diego dicendo che era un criminale da non imitare.

Il tuo amico è un analista impeccabile e rigoroso ma la vita non è un tribunale altrimenti le carceri sarebbero piene e le strade vuote. 

In 66 anni ho conosciuto giornalisti e politici molto più farabutti di Diego, gente che ha ucciso e trafficato sangue infetto ed organi umani per soldi e non ha mai fatto divertire nessuno e non si è mai pentita né ha raccontato come funziona il potere. Ed è stata assolta con formula piena e vive con una pensione dello Stato da capogiro.

Scusa la prolissità.

Ti aspetto stasera per parlare di pandemia e diritti. Con gratitudine ed amicizia. 

Però spiega a questi uomini sinceri ed onesti che, se gli piacciono i processi, devono ascoltare ANCHE questa gente miserabile che ha perso il suo Dio. Anche la loro è storia.

M.

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Il 29 November 2020 alle 00:18:50 si aggiunge P. che scrive a R.1:

A me pare una conversazione un po’ surreale, che dà un’idea del disequilibrio che viviamo … sembra un mondo che ha perso aderenza con la realtà, che elegge a Dio degli ultimi un calciatore miliardario dalla vita molto molto problematica, osannato perché amava e frequentava dittatori – liberticidi come è ovvio che siano i dittatori – con giornalisti che scrivono liriche immaginifiche neanche parlassero di madre Teresa o, che so, di Borges…

e in questi scambi di mail il problema non è che amava Castro o Chavez (dittatori liberticidi, com’è ovvio – ripeto – che siano i dittatori) ma che li tradiva … e qualcun altro richiama pure con orgoglio la propria appartenenza a Lotta continua, soprassedendo allegramente alle responsabilità che quel mondo porta come un macigno su di sé in merito ai terribili sviluppi di quegli anni … sembravano cose comprese e superate, invece … 

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Il 29 novembre 2020, alle 11:07:08, CET per fortuna si unisce e conclude E.:

Un grande allenatore brasiliano, comunista, João Saldanha, famoso per aver messo insieme la squadra che aveva vinto la Coppa del 1970, rispose alla domanda:

– Ma come farai a tenere a bada un giocatore del genere, che ha un così cattivo carattere?

– Voglio che faccia un buon collegamento tra centrocampo e attacco. Non che sposi mia figlia.

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Concludendo: Si è elevato ed è caduto, ma ha regalato tanti momenti di gioia e non poca tristezza.  Requiescat in pace.

Leggi anche gli articoli Diego di tutti nosotros e Diego Armando Maradona

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