Ceuta: sulla pelle dei migranti

 -  - 


Ha fatto il giro del mondo la foto del neonato salvato in mare da un militare della Guardia Civil nei pressi dell’enclave spagnola di Ceuta, sulla costa mediterranea africana. Un immagine simbolo della disperazione di migliaia di migranti che, incuranti di ogni pericolo, tentano ogni giorno di arrivare in Europa dopo un viaggio di migliaia di chilometri.

La tragedia è avvenuta tra il 17 e il 19 maggio, quando la cittadina spagnola è stata presa d’assalto da almeno ottomila persone, tra cui molti minori, che hanno cercato in tutti i modi di scavalcare le barriere di sicurezza predisposte dalle autorità spagnole. Si tratta del più grande tentativo di penetrare in quella che per molti migranti rappresenta “la terra promessa”, dove poter pianificare un futuro di speranza, uno spicchio d’Europa in terra d’Africa. Dietro questo assalto c’è però la volontà di Rabat di punire la decisione di Madrid di autorizzare il ricovero in Spagna di Brahim Ghali, il discusso Presidente della Repubblica Popolare Araba dei Sahrawi gravemente ammalato. Una scelta che ha fatto andare su tutte le furie le autorità marocchine, che hanno volutamente allentato il cordone sanitario predisposto intorno alle due enclave spagnole, consentendo a migliaia di migranti di tentare di penetrare in questo lembo d’Europa. Un tentativo in parte respinto dai militari spagnoli, ma destinato a ridefinire la storia di questa regione che sconta ancora il retaggio del passato coloniale europeo nel Continente Nero. La parte meridionale del Marocco, annessa da Rabat con la cosiddetta marcia verde promossa nel 1976 dall’allora sovrano marocchino Hassan II è da anni al centro di una querelle internazionale che vede protagonisti i principali Paesi della regione.

I territori meridionali del Marocco infatti fino al 1975 erano controllati dalla Spagna con la denominazione di Sahara Spagnolo e, al momento della decolonizzazione, assegnati in parte al popolo Sahrawi che avrebbe avuto il diritto di creare una Nazione indipendente tra il Marocco e la Mauritania. Un progetto di fatto abortito all’origine, a causa dei giacimenti di fosfati di cui è ricca la regione, che hanno spinto il governo di Rabat ad organizzare un esodo dal Nord di migliaia di cittadini perlopiù indigenti, che di fatto ha privato le comunità locali della parte più consistente di territorio assegnatagli dagli accordi internazionali. Da allora sono seguiti quasi due decenni di guerra tra le formazioni del Fronte Polisario e l’esercito marocchino, costati la vita a migliaia di persone e che hanno portato le Nazioni Unite ad organizzare una missione di pacificazione (tuttora in corso) denominata MINURSO, che avrebbe dovuto consentire, agli inizi degli anni ’90, lo svolgimento di un referendum con lo scopo di definire l’assegnazione delle terre. Una consultazione mai celebrata che ha portato ad uno stallo diplomatico, ad una perenne guerriglia e al conseguente esodo di migliaia di persone, accampate in campi profughi situati in tutta la regione, anche aldilà del confine con l’Algeria. Una questione irrisolta, che si riverbera nelle relazioni tra Spagna e Marocco, come testimonia anche la vicenda dell’assalto dell’enclave di Ceuta. Con la decisione di allentare le maglie predisposte a tutela delle due cittadine spagnole di Ceuta e Melilla il Governo marocchino ha voluto mandare un segnale all’Unione Europea affinché non interferisca in quelle che Rabat considera questioni di politica interna, usando l’arma dei migranti per forzare la situazione. Senza però una presa di posizione definitiva da parte delle Nazioni Unite, che considerano il Sahara Occidentale territorio non autonomo, difficilmente si arriverà ad una soluzione equa della questione.

Un rebus che non sarà risolto neanche da prese di posizione unilaterali, come quella decisa nel 2020 dalla amministrazione americana di Donald Trump che firmò una proclamazione con il riconoscimento della sovranità marocchina sul territorio.

bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.