APOCALYPSE NOW. Dall’Ucraina, all’Europa, al resto del mondo. Ma cui prodest?

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Quanto accade tra la Russia e l’Ucraina mi riporta alla mente il capolavoro di Francis Ford Coppola sulla guerra in Vietnam.

Apocalypse, now! Un film che venne interpretato nel mondo come una forma di denuncia di quanto era accaduto in Vietnam. Una tragedia che suona ancora come una lezione di cui, pur nella assoluta diversa realtà, dovremmo tesoro far tutti; non solo la Russia, ma anche gli americani, gli inglesi e gli europei, che siano o no membri dell’UE.

Il regista per il nome si ispirò al “Libro della Rivelazione” di Giovanni. Il collegamento con il testo sacro fondava sulla difficoltà che incontra l’uomo nel quotidiano come nella storia a separare il bene dal male, il razionale dal giusto, il giusto dal legittimo, il legittimo dal conveniente; e in assoluto il possibile dall’impossibile. E alle conseguenze che tale scelta comporta.

Conseguenze pagate a caro prezzo, talvolta in moneta, tal altra, quando allora come ora, si arriva alla guerra, con il sangue.

Una parabola riferita dal Vangelo di Luca ci chiede “quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.” (Luca 14, 31-33). La parabola è arcinota ma sembra non sia stata tenuta in considerazione dalle odierne parti in causa. Eppure, visto che il contrasto risale lontano nel tempo tanto poter essere definito storico, che sia l’Ucraina, sia la Russia, sia gli altri hanno avuto tutti il tempo di riflettere sulle difficoltà cui sarebbero andati incontro, sulle conseguenze e sui possibili esiti.

Non si è capito se lo hanno fatto da soli o con i loro alleati.

In particolare, i paesi dell’Europa Occidentale, confortati dalla ferma presa di posizione degli Stati Uniti e dell’UK, ed erroneamente influenzati dalla beata illusione che – dopo l’ultima Guerra mondiale – l’ipotesi di un conflitto armato sul proprio territorio fosse impossibile, si sono schierati in difesa dei sacrosanti principi del diritto internazionale che sulla carta condannano ogni forma di invasione armata.

L’Ucraina, confidando sul supporto delle massime potenze occidentali, ha assunto un atteggiamento intransigente anche rispetto a posizioni che originariamente riteneva discutibili e si è buttata a capofitto nel conflitto.

Abbiamo così assistito ad un crescendo rossiniano che ha portato, prima ad un inasprimento dei toni, poi ad un infuocarsi della guerra, e infine ad un’estensione del conflitto, con mezzi non tradizionali – aiuti in moneta, assistenza ed armi, sanzioni, valuta, mercato -, agli altri paesi, anche non direttamente colpiti né coinvolti.

Inoltre, malgrado l’impegno della più alta diplomazia mondiale, di ambascerie capaci di metter pace non se ne sono viste.

Certamente tutte le parti in ballo, Russia, Ucraina e gli alleati dell’una e dell’altra parte, si sono fatti male i conti. Hanno prevalso gli illusori tornaconti che ciascuno di essi si attendeva, ma nessuna sa cosa in realtà li attende.

I paesi europei, senza tener conto delle proprie forze, e prendendo in considerazione la loro scelta o dipendenza atlantica e non di quella sovietica, si sono concretamente schierati – anche se non con i propri eserciti – in favore dell’Ucraina.

Questa sta subendo una ferita difficilmente sanabile, certamente indimenticabile, dove ahimè, conseguenza prevista e inevitabile, non si tiene più il conto né dei morti né delle devastazioni.

Una tragedia che tappa la bocca anche di chi ha seri dubbi sulle scelte fatte, sulla loro spontaneità e sulla loro opportunità; come dicevamo, anche nell’interesse dell’Ucraina e ancor più degli ucraini.

Scelte che, al di là del rischio di trasformare questa piccola guerra in una Grande Guerra, stanno mettendo in ginocchio le economie dei paesi europei.

Ciascuno dei quali è consapevole di non essere singolarmente in grado di assumere una posizione militare nel conflitto e che non è attuale la previsione della costituzione di un unico esercito europeo.

Ed è altresì consapevole che, oltre che nel sangue e nella catastrofe ucraina, che il prezzo che sta pagando, va aumentando di giorno in giorno, e non è in grado di sopportarlo a lungo; nemmeno con il supporto dell’UE.

Un prezzo – si è osservato da più parti – più alto di quello sofferto dagli USA che più di ogni altro hanno determinato e insistono su questa scelta.

In tutto questo gli italiani, che tra pochi giorni sono chiamati per l’ennesima volta ad un voto anticipato, cominciano a chiedersi, cui prodest e fino a quando?

Eppure li affligge una sensazione di incertezza e confusione, che va aumentando alla luce di quanto si profila all’orizzonte, delle forze politiche in campo, e del loro mutevole e strumentale atteggiamento.

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