Attualità

Patriarcato e femminicidi, un binomio irragionevole

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Gli uomini d’oggi hanno il potere di far montare le situazioni al pari di uno squisito soufflé. Naturalmente sul più bello ne sbagliano le dosi facendolo sgonfiare. E’ qui la loro arte. Invece di rammaricarsene non se ne danno alcuna pena perché il misfatto li lascia indifferenti. Sono di memoria corta, probabilmente non ricordano nemmeno il motivo che li ha mossi a cucinare un ingrediente da scalpore. 

Alzano dai loro fornelli un gran vociare che appanna ogni seria riflessione, tanto basta per rendersi invisibili e non vedere neanche più la pietanza che fino ad un attimo prima li aveva impegnati. 

L’importante è che ci sia un gran baccano, che si sollevi polvere e che tutti possano partecipare al rito della confusione mandando segnali di fumo per ogni dove. Al contrario del baccanale dove scorreva vino in quantità, non si ha bisogno di nessun artificio per mettere in piedi il casino che è stato. 

Siamo davanti all’ennesimo caso di femminicidio. Ormai ne parlano i dotti e gli ignoranti, un argomento buono per la democrazia delle lingue e per sentirsi impegnati in una riflessione alla moda. In Italia si discute di questi tempi di patriarcato, roba non da poco.

 Se ne parla accusando più o meno motivatamente e assai più confusamente la cultura degli uomini di essere la causa della violenza perpetuata contro le donne. E’ uno di quei temi che corrono il rischio di suonare già vecchi alla solo loro pronuncia. 

Al pari del femminismo, si entra nel giro vizioso di quei termini che stancano l’ascolto ancor prima si provi a mettere in piedi un minimo di decente ragionamento al riguardo. E’ molto probabile che se ne parli ad orecchio, seguendo un motivetto già sentito d’altri e replicato con parole proprie, aggiungendovi ulteriori stecche. Sono ammesse stonature di ogni tipo. Nessuno del resto se ne accorgerebbe. 

Un sistema patriarcale secondo la Treccani sarebbe quello “caratterizzato dalla presenza e dalla autorità del patriarca… un sistema familiare che faccia capo al padre di famiglia più anziano e che sia improntato ad una primitiva semplicità di famiglia”.  Stando così le cose si sta descrivendo un modello antropologico che non sembra rispondere esattamente all’oggi presente. Da decenni si è ormai registrata la crisi della famiglia, una istituzione che ha lasciato il posto a sue nuove forme che non garantiscono più la stessa tenuta per così dire d’ordine. 

Di semplicità poi neanche l’ombra. Viviamo in un tempo dove l’essenziale è essere accuratamente inessenziali o superficiali.

Tanto più la figura di un padre famiglia, in grado di dettare legge e capace di pretenderne l’obbedienza, è completamente da ascrivere ai libri di storia. Si ha la sensazione che si scomodino parole poco attinenti alla realtà attuale. 

Il patriarcato sarebbe il “complesso di radicati, e sempre infondati, pregiudizi sociali e culturali che determinano manifestazioni e atteggiamenti di prevaricazione, spesso violenta, messi in atto dagli uomini verso le donne”. 

Questo residuo di patriarcato oltre ad essere da condannare senza mezzi termini fa tanto oggi più clamore perché si pone come una eccezione rispetto ad una norma corrente dal timbro tutto diverso. Siamo per fortuna, malgrado la tragedia delle notizie, di fronte ai colpi di coda di un mondo che non c’è più.

Peraltro, il filosofo Massimo Cacciari in una intervista ha detto del suo pensiero a proposito, sostenendo che il patriarcato è morto da almeno un paio di secoli. La figura maschile è in crisi non da poco, il ruolo patrius, paterno, ha perso di voce. 

Dio, Patria e Famiglia sono dei riferimenti che invece di attirare rincorrono una società che li smentisce in continuazione. Talvolta utilizzare dei paradossi può aiutare a comprendere meglio lo stato delle cose. 

All’odioso sistema patriarcale messo sotto accusa dalla contemporaneità non si è sostituito purtroppo nulla in grado di assicurare la tenuta del sistema. Sempre Cacciari ha richiamato l’esempio di una giovanetta minorenne che chiedeva all’intelligenza artificiale regole di comportamento frequentando una persona di età largamente superiore. Per risposta ne ha ricevuto la sconcertante raccomandazione di osservare ogni prudenza prima di “andarci”. Nessuna indicazione invece di scansare quella situazione pericolosa e irragionevole.

Non si deve avere nessuna suggestione per il modello passato, il cui limite è stato censurato da una storia del tutto accreditata dai fatti. Non di meno il patriarcato esercitava, non solo sulle donne, una forma di controllo oggi venuta meno. 

Oggi c’è un mare dove ciascuno muove le proprie vele ora infrangendosi sugli scogli, ora contro altre imbarcazioni. La questione non è più la contrapposizione tra un maschilismo d’annata ed un femminismo ribelle. 

Siamo di fronte ad una realtà assai più complessa, dove il senso dell’altro mi è indifferente o acquista valenza solo nella misura in cui mi tornerà conveniente. Forse una patria comune di sentimenti in cui ritrovarci, smettendo di dividerci tra uomini e donne, ci farebbe quanti mai comodo. Non ci resta che augurarcelo.

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