
Il Senato si prepara a discutere una proposta di legge sul suicidio assistito che, secondo l’ADUC, contraddice le sentenze della Corte Costituzionale. Nonostante due pronunciamenti abbiano riconosciuto il diritto individuale, senza l’obbligo di macchine salvavita, il governo ha presentato un testo restrittivo.
La proposta vincola l’accesso a un programma di cure palliative, alla dipendenza da ventilazione meccanica o intubazione, e a uno standard di sofferenza predefinito. Vieta l’uso di strutture e farmaci del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e istituisce un “Comitato Nazionale di Valutazione” di nomina governativa, il cui parere influenzerà la magistratura.
Queste disposizioni sono viste come un tentativo di vanificare le sentenze della Consulta, spingendo le persone a soluzioni estreme. L’ADUC solleva dubbi sulla natura giuridica della proposta, prevedendo un ricorso alla Corte Costituzionale, e critica la mancanza di umanità in una legge che ignora il favore dell’84% degli italiani.
Anche la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha espresso forte preoccupazione per il testo, in vista del voto del 17 luglio. La SIN ribadisce la necessità di una legge che tuteli dignità e autonomia dei malati gravi, criticando l’obbligatorietà delle cure palliative per accedere al suicidio medicalmente assistito (SMA). Preoccupano inoltre la composizione e i tempi decisionali del Comitato Nazionale di Valutazione, oltre al divieto di impiegare il SSN.
Leggi anche: L’Italia che cura, l’Italia che non guarisce, l’Italia che suicida
