
Una politica dalle parole slogate
A volte giova ripetere ciò che si è già detto in passato. E’ sempre la stessa storia. In un precedente articolo in tempo di elezioni europee si scrisse: “Slogan è una espressione che serve a entrare nella guardia dell’ascoltatore in modo da impadronirsene e condizionarne le azioni. Parrebbe che la parola provenga dal gaelico scozzese sluagh-ghairm, pronunciato slogorm, quindi la sintesi di una moltitudine di spiriti e di urlo, insomma un grido di battaglia di quelle popolazioni.
Gli slogan, da sempre, servono alla politica per vincere la loro guerra quotidiana. “Better dead than red” fu un diffuso ritornello anticomunista negli Stati Uniti, durante il tempo di McCarthy. Andrebbe anche detto che lo “Sloganeering” indica un giudizio dispregiativo verso tutto ciò che fa scadere un ragionamento, riducendolo appunto a mero slogan. È proprio quello che sta accadendo in questo tempo di votazioni.
Slog è una parola dai più significati. Ci dice quando si vuole colpire con forza qualcuno e nel contempo significa anche sgobbare o arrancare. La nostra politica appare in grado di fare una sintesi di tutto questo. Si vuole colpire l’avversario, si sgobba per rastrellare un voto in più degli altri, si arranca perché non si sa bene come fare o cos’altro fare. “Slog it out” si traduce con lo sfidarsi… Da slogan a sloggiare il passo è breve. C’è ancora modo per cambiare rotta e recuperare il nuovo che manca”.
Questioni di fronte
La battaglia referendaria è anch’essa infarcita di slogans, di strafalcioni facilmente contestabili e di bave alla bocca. Anche la scelta delle parole assume un senso particolare. Gli oppositori alla riforma Nordio si sono uniti sotto l’insegna del Fronte del No, forse un po’ populisticamente richiamandosi all’ondivago Fronte dell’Uomo Qualunque di Giannini che strinse patti e alleanze con quasi tutti i partiti della sua epoca, con disinvolto oltraggio ad ogni coerenza su posizioni critiche in precedenza espresse verso gli stessi con cui si accingeva successivamente ad accordi.
Nel 1948 anche il Fronte Democratico Popolare non ebbe miglior fortuna ma evidentemente vale sempre la pena riprovarci. Così continuando L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) non sempre ha brillato di successi.
Prendendo in prestito la poesia
Scriveva il sommo poeta a vantaggio del NO:” Mestier li fu d’aver sicura fronte”, per dire di un ardimento opposto ad una fronte corrucciata e tanto meno vergognosa, fiera della battaglia ingaggiata a difesa del proprio convincimento.
I sostenitori del SI, di rimando, contro i loro avversari, potrebbero ricorrere alle parole di Ariosto: “ Ma pur coprendo sotto un’altra fronte, Van lor pensieri invidïosi e grami” e così via. Ormai ci si azzuffa su ogni punto così che le contestate intese consortili dei magistrati per far carriera fanno il paio con il senso di abiezione verso la proposta di sorteggio dei componenti del CSM. Ciascuno spera che l’altro prenda per un bel po’ di tempo la “sortie”, l’uscita dalla scena politica.
Un tragico finale
In un sublime crescendo ci si morde senza pausa, fin quasi alla morte del vociar dell’altro, allo struggimento verbale del rivale. L’eccesso è diventata la via di accesso alla vittoria sperta e contesa. Questo paese, dopo il voto, non avrà comunque una miglior sorte, è questo il perenne sortilegio del nostro paese. Resteranno sull’asfalto parole di sangue per un tempo comunque troppo lungo e vincenti e sconfitti continueranno ad imbrattarlo.
Leggi anche: La battaglia referendaria. Un po’ di chiarezza
