
di Carlo Di Stanislao
Ma quanto è distante tutto questo dalla nuova America del disordine e del rumore, quella che ha trovato voce – e megafono – in Donald Trump? Enormemente. Quella di Strand è un’America interiore, poetica, crepuscolare. L’America di Trump, invece, è urlata, viscerale, divisiva, costruita su slogan, paure, appartenenze rigide e semplificazioni brutali. Dove Strand coltiva il dubbio e la mancanza come strumenti di conoscenza, Trump propone certezze granitiche e binarismi taglienti. Dove Hopper raffigura l’attesa come condizione umana profonda, la politica trumpiana trasforma l’attesa in frustrazione, e la frustrazione in rabbia.
La malinconia che emerge dai versi di Strand o dai quadri di Hopper è il frutto di una società che si guarda dentro, che riflette sul senso del tempo, sulla solitudine, sulla finitezza. L’America di oggi — o almeno quella che si è rispecchiata nel trumpismo — sembra aver perso la capacità di introspezione, sostituendola con la spettacolarizzazione dell’io, l’ansia dell’identità, la negazione dell’ambiguità. Dove prima c’era silenzio, ora c’è rumore. Dove prima c’erano spazi vuoti, ora c’è saturazione di immagini, di proclami, di nemici.
Mark Strand non scrive per polarizzare, ma per attraversare le ombre. I suoi versi non cercano il consenso, ma la verità interiore. È per questo che oggi, rileggendolo, si avverte un senso di estraneità rispetto al tempo presente. Non perché la sua poesia sia inattuale, ma perché è troppo umana in un’epoca che sembra preferire il meccanismo al mistero.
Hopper, allo stesso modo, non ci mostra eroi, ma persone normali, perse nei propri pensieri. La sua pittura non urla mai. Eppure ci racconta un’epoca meglio di qualsiasi cronaca. Per questo l’arte e la poesia che hanno narrato un’America malinconica, fragile e riflessiva sembrano oggi quasi provenire da un altro pianeta, da una civiltà diversa, più lenta, più disposta ad ascoltare il silenzio.
Leggi anche:
La malinconia americana: Hopper, Strand e il volto poetico dell’attesa
Ribelli senza bussola: la gioventù inquieta da Hemingway a Holden Caulfield
