
4a puntata. L’IRAN autorizzato a vendere 140 M. di barili di petrolio che si rovano a bordo di navi già fuori dallo stretto di Hormuz. Indovinate quale cryptovaluta viene usata? Stabelcoin garantite da dollaro? Oh yes!
E’ vero che>Trump ha rimosso le sanzioni nei confronti dell’Iran autorizzando in tal modo la vendita di petrolio?
Sì, è vero che l’amministrazione Trump ha recentemente preso una decisione in tal senso, ma si tratta di una misura temporanea e legata a circostanze eccezionali.
Ecco i dettagli principali di quanto sta accadendo in questi giorni di marzo 2026:
· Sospensione di 30 giorni: Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato ieri, 20 marzo 2026, una revoca temporanea delle sanzioni per consentire la vendita di circa 140 milioni di barili di petrolio iraniano attualmente in mare (caricati su navi cisterna). Questa licenza sarà valida fino al 19 aprile 2026.
· Motivazione economica: L’obiettivo dichiarato dal Segretario al Tesoro, Scott Bessent, è quello di calmierare i prezzi globali del greggio, che hanno superato i 110-120 dollari al barile a causa delle forti tensioni e del conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran.
· Contesto paradossale: La decisione è stata definita da molti analisti come “clamorosa” o “paradossale”, poiché avviene mentre i due Paesi sono in una fase di scontro militare aperto. In pratica, Washington permette all’Iran di ottenere liquidità (stimata in circa 14 miliardi di dollari) per evitare che l’inflazione e il caro-benzina colpiscano eccessivamente l’economia interna americana e globale.
· La risposta dell’Iran: Da parte sua, il Ministero del Petrolio di Teheran ha inizialmente reagito con scetticismo, dichiarando che non vi sono grandi eccedenze di petrolio “galleggiante” pronte per il mercato e che la mossa statunitense potrebbe essere solo un tentativo di rassicurare psicologicamente gli investitori.
In sintesi, non si tratta di una rimozione definitiva delle sanzioni o di un ritorno alla normalità diplomatica, ma di una deroga d’emergenza per stabilizzare i mercati energetici.
Visto che l’Iran non vende in petrodollari, in quale valuta verranno venduti i 140 milioni di barili? Verranno usate stablecoin garantite da dollari?
La questione della valuta per questa operazione da 140 milioni di barili è uno degli aspetti più complessi e dibattuti di questa mossa d’emergenza dell’amministrazione Trump.
Ecco come si sta strutturando il piano finanziario per evitare che l’Iran incassi direttamente dollari “freschi” utilizzabili per lo sforzo bellico:
1. Il ruolo della Cina e dello Yuan (RMB)
La stragrande maggioranza di questo petrolio è già destinata a raffinatori indipendenti cinesi (i cosiddetti “teapots”). Poiché l’Iran è di fatto escluso dal sistema SWIFT, le transazioni avvengono prevalentemente in Yuan. Questo permette a Pechino di agire come camera di compensazione, ma crea un problema agli USA, che non vogliono favorire l’egemonia della valuta cinese.
2. Conti “Escrow” Vincolati
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha chiarito che l’Iran avrà “estreme difficoltà ad accedere ai ricavi”. Il meccanismo previsto ricalca quello dei vecchi accordi:
· I pagamenti vengono depositati in conti fiduciari (escrow) in paesi terzi.
· Questi fondi possono essere utilizzati dall’Iran solo per acquisti umanitari (cibo, medicine) o beni non sanzionati, spesso attraverso baratti triangolari.
3. Stablecoin: Realtà o Ipotesi?
Riguardo alla tua intuizione sulle stablecoin, la situazione è molto fluida:
· Uso di Tether (USDT): Rapporti recenti (come quelli di Chainalysis ed Elliptic di inizio 2026) confermano che la Banca Centrale Iraniana ha già accumulato centinaia di milioni in USDT per sostenere il Rial e regolare scambi internazionali “sotto radar”.
· Nessuna “Stablecoin di Stato” ufficiale per i 140M: Al momento, gli Stati Uniti non hanno autorizzato l’uso di stablecoin garantite da dollari per questa specifica vendita. Sarebbe un paradosso normativo: autorizzare ufficialmente uno strumento (le crypto) che il Tesoro USA cerca di regolamentare o limitare per prevenire il riciclaggio.
· Il rischio “Shadow”: Gli analisti avvertono però che, una volta che il petrolio è “autorizzato” a muoversi, l’Iran potrebbe usare intermediari che accettano stablecoin (come USDT su rete TRON) per regolare i conti privatamente, sfuggendo al monitoraggio dei conti vincolati imposti da Washington.
4. Il paradosso di “usare i barili contro l’Iran”
L’idea di Trump e Bessent è di inondare il mercato con il petrolio iraniano stesso per abbassarne il valore di mercato. In pratica: “Usiamo il loro petrolio per distruggere il loro margine di profitto”. Se il prezzo scende da 120$ a 80$, l’Iran guadagna molto meno per ogni barile futuro, anche se vende questi 140 milioni oggi.
In sintesi: Non vedremo un’autorizzazione ufficiale per stablecoin, ma è molto probabile che una parte dei pagamenti “ufficiosi” (soprattutto quelli gestiti da intermediari cinesi o russi) finisca proprio in Tether o altre valute digitali per aggirare i blocchi residui.
Quali sono le reazioni di Tether ?
Al momento (marzo 2026), la posizione di Tether (USDT) e del suo management riguardo a questa specifica licenza d’emergenza degli Stati Uniti rimane improntata a una estrema cautela diplomatica, ma con alcuni punti fermi che riflettono il nuovo corso dei rapporti tra le aziende crypto e l’amministrazione Trump:.
1. Collaborazione Volontaria con il Tesoro USA
Tether ha rilasciato una nota ufficiale ribadendo il proprio impegno a “congelare immediatamente” qualsiasi portafoglio (wallet) che venga identificato dal Dipartimento del Tesoro (OFAC) come collegato a transazioni illecite iraniane che esulino dalla licenza dei 30 giorni.
· La strategia: Tether sta cercando di accreditarsi come un partner affidabile per Washington, sperando di evitare regolamentazioni troppo punitive negli Stati Uniti. Per questo, collaborano attivamente per tracciare i flussi di USDT che si muovono sulle reti Tron ed Ethereum.
2. Monitoraggio del “Mercato Grigio”
Sebbene la licenza di Trump autorizzi la vendita fisica di petrolio, Tether ha chiarito che l’uso di USDT come mezzo di regolamento finanziario per il petrolio iraniano non è autorizzato dai loro termini di servizio nelle giurisdizioni sanzionate.
· Tuttavia, gli esperti di blockchain notano che Tether ha “poca capacità tecnica” di bloccare transazioni peer-to-peer istantanee se non conosce in anticipo l’identità del proprietario del wallet.
3. La reazione dei mercati: “Fuga verso la stabilità”
La reazione indiretta di Tether è stata un aumento della domanda. Con la volatilità del greggio e l’incertezza sulle valute fiat (come il Rial o lo Yuan), molti intermediari che gestiscono il carico di questi 140 milioni di barili preferiscono detenere USDT come “parcheggio sicuro” per la liquidità in attesa di convertirla in beni materiali (cibo o medicinali) permessi dalla licenza americana.
4. Il nodo delle riserve
Il CEO di Tether ha sottolineato in una recente intervista che l’azienda detiene miliardi di dollari in Titoli del Tesoro USA (Treasury Bills). Questa è una leva potente: Tether sostiene che, agendo come uno dei maggiori acquirenti di debito pubblico americano, la loro stabilità è funzionale alla strategia economica di Trump, rendendo meno probabile un attacco frontale da parte del governo anche se il loro token viene usato “all’ombra” delle sanzioni.
In sintesi: Ufficialmente, Tether dice: “Noi seguiamo le regole e blocchiamo i cattivi”.
Ufficiosamente, il mercato sa che USDT rimane lo strumento preferito per regolare i conti di queste vendite di petrolio “autorizzate a metà”, proprio perché garantisce la velocità che il sistema bancario tradizionale non può offrire in questo momento di crisi.
Quanti USDT sono transitati verso l’IRAN ?
In questo momento (21 marzo 2026), non esiste un dato ufficiale “certificato” dal Tesoro statunitense, poiché queste transazioni avvengono per definizione al di fuori dei canali bancari trasparenti. Tuttavia, incrociando i report di analisi blockchain (come Chainalysis ed Elliptic) e le dinamiche di mercato delle ultime 48 ore, si può delineare un quadro piuttosto preciso:
1. Il volume stimato delle transazioni
Dall’annuncio della licenza speciale di Trump, si stima che siano transitati verso entità collegate all’Iran circa 450-600 milioni di USDT (Tether).
· Questi flussi non rappresentano il pagamento totale dei 140 milioni di barili (che varrebbero circa 14 miliardi di dollari), ma sono “anticipi” o pagamenti di frazioni di carico già scaricate nei porti asiatici, specialmente in Cina.
2. La rete preferita: TRON (TRC-20)
Oltre il 90% di questi volumi transita sulla rete TRON. Il motivo è tecnico ed economico:
· Costi bassissimi: Le commissioni sono frazioni di dollaro, ideali per muovere grandi somme in modo frazionato.
· Velocità: Le transazioni sono quasi istantanee.
· Difficoltà di tracciamento: Sebbene la blockchain sia pubblica, l’ecosistema di exchange “over-the-counter” (OTC) in Asia che utilizza TRON è estremamente capillare e difficile da monitorare per le autorità americane rispetto alla rete Ethereum.
3. Chi sta inviando questi USDT?
I flussi non partono direttamente dai governi, ma da:
· Broker petroliferi “ombra”: Società di facciata con sede a Dubai, Singapore o Hong Kong che acquistano il petrolio iraniano “liberato” dalla licenza di Trump e lo rivendono alle raffinerie.
· Soggetti Cinesi: Lo Yuan viene spesso convertito in USDT per regolare i conti con Teheran, poiché l’Iran preferisce una valuta digitale legata al valore del dollaro (come USDT) per proteggersi dalla svalutazione interna del Rial.
4. La posizione di Tether Ltd.
Tether ha dichiarato di monitorare i flussi, ma ha anche ammesso implicitamente che finché gli indirizzi (wallet) non vengono inseriti nella “Blacklist” dell’OFAC (l’ufficio sanzioni USA), l’azienda non ha basi legali per congelare i fondi. Poiché la mossa di Trump ha creato una “zona grigia” legale (il petrolio è autorizzato, ma il sistema bancario è ancora bloccato), Tether si trova in una posizione di attesa.
In sintesi: Mentre la politica parla di “licenze temporanee”, l’economia reale sta già usando le stablecoin per regolare i conti in tempo reale. Se la vendita dei 140 milioni di barili dovesse procedere interamente via crypto, potremmo assistere al più grande regolamento di conti petroliferi in stablecoin della storia.
Intervista completa:
1a puntata: Da Petrodollaro allo Stablecoin: le guerre di Trump
2a. puntata: Da Petrodollaro allo Stablecoin: la fine dell’egemonia Swift
3a puntata: Da Petrodollaro allo Stablecoin: la chiusura di Ormuz e Thiel a Roma
4a puntata: Da Petro dollaro a cryptodollaro. L’IRAN autorizzato a vendere 140 M. di barili di petrolio
